La caccia a Gheddafi, il saccheggio della casa del raìs, il kitsch e l'inquilino di palazzo Grazioli

di Antonio Carbone — 26 agosto 2011

Per andare in giro oggi per Roma c'è bisogno dell’ostinazione degli anacoreti, tanto le alte temperature e l’afa hanno trasformato la città in un deserto. Sotto questa calura l'unica cosa che desideri è un semplice rifugio, fresco dove poterti finalmente riparare e consumare un pasto frugale. Per contrasto pensi alle immagini della casa di Gheddafi e quella dei suoi figli prese da assalto e saccheggiate dai ribelli: piscine e divani d'oro a forma di sirena, la vasca Jacuzzi. I murales raffiguranti auto di lusso. Se il commento del giornalista non ti avesse detto che si trattava della Libia, avresti pensato che fossero state girate nel casertano quelle immagini. All'interno di una villa bunker sequestrata a qualche camorrista.     

Ti viene naturale a questo punto interrogarti sulle ragioni del kitsch. Non è solo una questione di cattivo gusto o di ostentazione del lusso che degenera inevitabilmente nel pacchiano. Così come non si tratta semplicemente di forzatura, la piega barocca, per intenderci. E se avessi qualche dubbio c'è lo scenario di questa città a chiarirtelo: questo è il piacere di passeggiare per Roma. Per quanto la temperatura forse abbia addirittura superato i 40 gradi, l’architettura non scompare mai, quasi come se tu passassi di continuo da un deserto di dune a uno in cui alte rocce di basalto sono state scolpite dagli agenti atmosferici. L'Acacus in Libia, per esempio o l'Hoggar in Algeria.     

Se non  è solo kitsch, allora come te lo spieghi, ti chiedi ancora scendendo lungo via Nazionale e apprestandoti a raggiungere piazza Venezia. Deve essere un sintomo di qualcosa di più profondo, come se esistesse un legame tra la sfera pubblica guasta dei rispettivi proprietari e il loro privato. E viceversa: più questa sfera si guasta e più si guasta il gusto, fino a tradirli come se si riflettessero in uno specchio che li mette a nudi. Sarà anche per questo che fanno di tutto per rendere inaccessibili le loro dimore/fortezze, alimentando la fantasia fino al morboso dei sudditi che poi non a caso, quando cadono è una delle prime cose contro cui si scagliano.               

Come al solito quando arrivi in via del Plebiscito non puoi fare a meno di pensare a lui. All'inquilino di palazzo Grazioli. Butti uno sguardo per cercare di capire se le tende pesanti lascino intravedere qualcosa ma poi ti ravvedi, perché te lo immagini già in Sardegna per il fine settimana. Piscine a forme di palma. Un lago artificiale con al centro un’isola. Un vulcano finto. Un anfiteatro da 400 posti. Menhir fatti scolpire su sue indicazioni, una statua raffigurante una donna centauro. Un colle artificiale con 400 ulivi secolari, denominata la "collina del pensiero". Questo racconta chi ha avuto il privilegio di poter soggiornare o soltanto visitare villa Certosa.  

Si trova in uno dei punti più belli della Costa Smeralda, su un terreno di 89 ettari.  Verso la fine degli anni '70, Berlusconi l'acquisto dal padrone della tv "La Voce Sarda". Allora si chiamava Villa Monastero. Subito dopo la ribattezzò "Villa La Certosa". In estate ci lavorano circa 120 persone tra cui 45 giardinieri. Te lo immagini radioso come sempre, pronto a fine serata a dare ordine di appiccare la fiamma. I fuochi d'artificio, infatti, sono uno degli spettacoli da lui preferiti. Come nell'agosto 2004, quando il premier Tony Blair, con la signora Cherie, vennero stupiti sia dalla bandana con cui Berlusconi proteggeva un recente trapianto di capelli che dallo spettacolo pirotecnico. Ma quello più famoso resta l'eruzione del ''vulcano'' della villa, organizzata per il Ferragosto 2006; anche se, come si lamentò Berlusconi, i giornalisti gli anticiparono la notizia e gli rovinarono la sorpresa. Alcuni residenti della zona, che non avevano letto i giornali, preoccupati chiamarono i pompieri.  

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