Ferragosto a Roma e il decreto contro la crisi
Verso le quattro del pomeriggio Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si sono incontrati a palazzo Chigi. Tutti e due accompagnati. Fanno entrambi difficoltà a muoversi per le strade di Roma. Per il caldo, per gli acciacchi dell'età, per le sventure recenti e per il fastidio crescente che sentono nei loro confronti da parte della gran parte della gente comune. In fondo, ormai non riescono più a celare di essere due vecchi arroccati al potere. Dopo un po' è arrivato anche il ministro Roberto Maroni. Alle sette c'è il consiglio dei ministri per decidere le misure richieste dalle istituzioni europee.
Intanto i turisti girano vorticosamente ai piedi dell'Altare della Patria come se potessero raccogliere le briciole di uno splendore ormai dissipato. C'è una ragazza bionda in abito bianco e cappellino di paglia che si guarda le unghie. Un orientale che stringe con la mano la sua fidanzata. Un ragazzo con la maglietta del Manchester United prova a vendere gli ombrellini per ripararsi dal sole. Una giapponesina tira dritta e non apre la sua borsetta bianca. Anche lei preferisce tenersi i soldi per sé.
Ieri Tremonti ha parlato di accorpare le festività con le domeniche e ha lasciato trapelare qualcosa sui tagli agli stipendi pubblici. Con lo stile tipico di questo governo ha detto e non detto. Ha detto di non avere nulla in contrario a un intervento diretto sulle rendite finanziarie. Ha detto spesso “potrebbe”, come per tastare il terreno. Sembrano più preoccupati del consenso e delle ferie che dell'equilibrio e della salvezza di un Paese.
Le vetture blu passano in continuazione sulla rotonda di piazza Venezia e si infilano su via del Corso. Non fanno neppure caso al cartello di pericolo, giallo e con il punto esclamativo che sta proprio di fronte all'Altare della Patria. Altre vanno invece verso via del Plebiscito. Più che andare da qualche parte però, sembrano tutte avere perduto la strada. O non averla mai saputa.
I governanti, la gran parte fino ad ora preoccupati del loro privato interesse e di null'altro, ancora una volta stanno dimostrando di non essere in grado di governare. Ancora una volta impietosamente confermano di essere alle prese con qualcosa più grande di loro. Si affaticano, ma non ne escono mai fuori. Sono come quegli studenti che non riescono a capire quel che leggono e che si ostinano a imparare a memoria interi paragrafi pur di fare in fretta. Pensando così di fare bella figura. Davanti alle telecamere e nelle aule delle istituzioni, parlano di crisi, di downgrading, di previdenza, ma non sanno quello che dicono. Recitano a memoria una parte.
Su piazza Venezia ancora una, due, tre, quattro vetture blu. I passeggeri stanno seduti sui sedili delle vetture con l'aria condizionata. Fanno finta di pensare. Si muovono freneticamente. Ma non sanno dove andare. Anche il vigile urbano su via del Corso allarga le braccia. Pure lui, deve avere capito.
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Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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