Luis Enrique alla Roma, la libreria spagnola di Piazza Navona, Los Enamoramientos di Javier Marias e l’ombra di Don Quijote

di Matteo Sarlo — 8 giugno 2011 — 3 commenti

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Spagna in Italia. Luis Enrique alla Roma. È l’una e cinque quando la saracinesca dell’Istituto Cervantes è abbassata per due terzi a Piazza Navona. A pochi passi, l’entrata della libreria spagnola. Alla mente l’accordo, che sembrerebbe raggiunto, tra la Roma di Di Benedetto e l’allenatore del Barcellona b Luis Enrique. L’insegna è una bandiera rossa tenuta alle estremità, costretta a non sventolare. Nera, la silhouette di Don Quijote. Sopra l’elmo del cavaliere la scritta: “Dal 1962 l’unica libreria spagnola in Italia”. Due ragazze mi tagliano la strada mentre mi avvicino. Tra l’istituto e la libreria una cabina telefonica che pare più un residuo narrativo che uno strumento per chiamare. Dentro spero di trovare, almeno qui, il nuovo romanzo di Javier Marias Los enamoramientos.

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Del libro di Marias ce n’è una colonnina ben visibile. Lo tengo un poco in mano e ne percepisco la plasticità da cose nuove. Sullo scaffale di fronte, girato proprio verso chi guarda, sta poggiato Manana en la batalla piensa en mi. Le parole sono quelle del Riccardo III di Shakespeare. In tasca sento vibrare il cellullare. Un mio amico mi avverte: “Matteo, pare che ci siamo: Luis Enrique è il nuovo allenatore della Roma. Ho letto che nell'ultimo campionato per sette volte il suo Barça ha segnato 4 gol, per due volte cinque reti e una volta anche 6. Ha una media di due gol a gara. Speriamo si porti due, tre ragazzi della cantera”.

Quando chiudo la chiamata non resisto e, con la discrezione di chi ruba, attraverso la serratura, la vista e i movimenti solitari di qualcuno che non sa di essere osservato, comincio a leggere l’incipit di Los enamoramientos. Ma non è come leggere l’incipit di un libro di Jane Austen. Il primo punto sta dopo sei righe e non puoi fermarti lì. Sei costretto nel vortice di una letteratura più letteratura delle altre, così come non puoi smettere di osservare un’azione del Barcellona mentre prende forma e si modella e si snoda in lunghi minuti di passaggi e verticalizzazioni, per poi tornare indietro, palla al centrocampo, e ricominciare. Il tiki-taka. Quando chiudo il libro, ho finito di leggere il primo capitolo. Sono l’unico e non c’è fila alla cassa.

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Uscito, le nuvole di acciaio sembrano vernice scrostata, ora che un poco di luce si fa spazio, rivelando frammenti di azzurro come mezze speranze che Roma possa esibire, la prossima stagione con Luis Enrique allenatore, un gioco speculare a quello della squadra catalana. Il Barcellona, la squadra più forte al mondo. Chissà se quei frammenti di azzurro sono spie e anticipazioni, o allegorie e metafore, di un tempo da venire. Altrimenti solo l’ombra nera di Don Quijote. Immobile su una bandiera immobile.

Immagini

Commenti

  1. Scritto da Patrizia Porpora Libr.Spagnola di Piazza Navona 8 giugno 2011 alle 20:46

    Grazie Matteo per il bellissimo commento corredato da foto e video che hai fatto alla libreria.
    Ti aspettiamo lunedi 13 giugno alle 19,30 per assistere alla performance dei nostri giovani attori spagnoli che leggeranno brani di autori contemporanei in lingua originale.

    Un abbraccio
    Patrizia

  2. Scritto da Giovanni26 luglio 2011 alle 16:33

    Molto bello l'articolo, però Javier Marias è madridista... :)

  3. Scritto da Carmen 8 ottobre 2011 alle 20:40

    Grazie tanti Pablo for the suggested books and the good time chatting.

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