La manovra, le tre aliquote del fisco di Tremonti, i proclami di Berlusconi e la battaglia tra il gabbiano e il piccione

di Federico Pace — 28 giugno 2011

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Forse la riforma fiscale alla fine arriverà. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in qualche modo, sta provando a servire a Silvio Berlusconi il piatto che il Faraone vuole somministrare agli italiani. Non conta chi sarà a pagare. L'importante, per Berlusconi, è sopravvivere. Nella manovra ci saranno tre aliquote Irpef. Una al 20 per cento. Una al 30 per cento e un'altra al 40 per cento. Così, almeno, riporta chi ha avuto modo di leggere la bozza di riforma fiscale che è allo studio del governo. Ci saranno dei risparmi per alcuni. Si dice che oscilleranno, in un anno, tra poco più di 400 euro e poco meno di 600 euro. Saranno felici quelli che guardano al proprio portafoglio quando si deve andare a votare. Poi ci sarà anche un innalzamento dell'Iva. Quando succede qualcosa di simile, viene sempre da chiedersi chi pagherà davvero? Dal corpo di chi stilleranno le gocce di sangue?

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In questo pomeriggio, in questa calda giornata d'estate romana viene da pensare alla Grecia. Anche lì qualche anno fa era successo qualcosa di simile. Un governo di destra, assetato di consenso, fece di tutto pur di sopravvivere. Dissipò le ricchezze, abbassò le tasse e ingannò i cittadini con piccoli doni effimeri. Un intero Paese è stato portato alla disperazione. Ora, laggiù, molti scendono ogni giorno in piazza. E si beccano l'uno con l'altro. Disperati e arrabbiati. Incapaci di distinguere tra chi li ha feriti e chi vuole guarirli. Avvelenati da leader politici disinteressati al bene della propria comunità.

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Il sole, a Roma, è ancora alto. Davanti a una chiesa poco dentro le mura aureliane, un gabbiano apre le sue ali. Appare sereno e bonario. Si muove con eleganza. E' quasi una consuetudine ormai. Se ne vedono diversi. Devono esserci dei cassonetti di mondezza non lontano di qui. O forse cerca solo un po' di ombra. Si alza in volo e poi plana di nuovo sui sampietrini. Persino un piccione è parso affascinato e sedotto. Ed è rimasto a guardarlo.

Sono passati solo pochi i minuti. La sera appare ancora un'isola lontana. Sembra trascorso già un tempo infinito dalla vittoria ai referendum e dai primi sorrisi galanti di Pisapia. Il Faraone dal chiuso del suo Castello si è ingobbito e ha provato a impossessarsi di nuovo dell'agenda dei cittadini. Ha pensato che l'unico modo per rabbonirli tutti era aprire le sue ali e ripetere ancora il mantra “meno tasse per tutti”. Molti stanno ad ascoltare. Imbalsamati ancora dalle sue magie stanche.

E' stato in un attimo. All'improvviso il gabbiano ha puntato la preda. Gli è girato intorno. Ha provato a colpirla. Sembrava completamente disinteressato a quello che potesse pensare chi lo stava osservando. Noi uomini. Quello che contava era una sola cosa. Colpire. Per sopravvivere. Allora è arrivato all'improvviso. Il piccione è rimasto imbambolato, quasi ipnotizzato. Ancora, nei suoi occhi, forse la meraviglia, e l'invidia, per quel volo. Il becco del gabbiano si è macchiato di rosso. Il piccione non se n'è neppure accorto. Il suo corpo già sanguinava.

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