L'idroscalo di Ostia a 50 anni dall'esordio cinematografico di Pasolini a Venezia con Accattone
Ostia, zona Idroscalo. E' probabile che se girasse oggi il suo Accattone, Pasolini partirebbe proprio da qui. Non lontano dal luogo in cui quella notte di novembre la sua vità finì.
Pettiniamo con sguardi d’amore, con commozione contenuta a fior di ciglia, le frasi a bella posta incise, marmo a marmo, nel GIARDINO LETTERARIO PIER PAOLO PASOLINI in cui “non è consentito allontanarsi... e vagare”. Magari “vagare”, se uno potesse. Allontanarsi a libera scelta, distrarsi forse. Ridicolo: provaci, neanche te ne accorgi e ti punge un fico d’india, o sbatti su una rete mezzo arrugginita. Altrimenti, mentre riguardi Tor San Michele, michelangiolescamente perfetta, giustamente inciampi. Meno male che non è lo sterrato di un tempo. A Novembre c’era fango, che inzacchera come il sangue.
Siediti buono buono, non “vagare”. Non sei un uccello fra i protetti. Cammina passo a passo e leggi le iscrizioni che altri hanno scelto per te di lui, perché sia quella la tua memoria di lui, e vattene di qui convinto che hai capito tutto.
Zone protette, oasi. Oggi quasi meglio essere uccelli. Altri non hanno diritto riconosciuto ad essere preservati all’interno dell’ambiente che hanno scelto, spesso obbligati, essere il loro. Gente strana: all’idroscalo si vive sfidando le maree. Il Tirreno non fa sconti a nessuno. Ma il mare così come strappa restituisce, e se ci convivi una ragione ci sarà e forse la ritrovi negli altarini con madonnine e compagnia. Di poca gente si tratta, ma questa poca terra, l’idroscalo, è la loro terra e se la sono conquistata a botte di case e casette, di campi di calcio e di strade, quando per tutti era terra diventata di nessuno.
“Idroscalo”. Chissà quanti, a partire dal 2 di Novembre del ’75 avranno appreso dai giornali che esisteva un postaccio così denominato. Eppure qualcuno si sarà pur ricordato che era vanto e gloria delle italiche aeree prodezze. L’Idroscalo fu lo scalo, appunto, degli idrovolanti S-55. Costruito nel ’33 per l’ammaraggio dei trasvolatori atlantici. Balbo in testa. Strombazziamo, che ci sta bene. Ma quando si spengono i riflettori, i protagonisti si ritirano e resta ampio spazio a chi s’arrischia ad approfittare del momentaneo ripensamento della storia, così come del mare.
Perché vuoi portarli via dalle loro case? Perché vuoi cancellare con una mangiata di ruspa le loro prodezze? L’hai detto in pubblico: bisogna proteggerli dalle maree. Bisogna portarli in salvo, ma dove? Neanche se gli offrissi palazzi di lusso potresti restituirgli l’eroismo del loro resistere. Casette e muri e panni stesi. Pescano. Automobili sfiancate. Proteste di scarpe, ciavatte infradito, sandali col tacchetto, zoccoli di plastica.
Si vede che agli uccelli è riconosciuto il diritto al proprio habitat. Ma al piccolo popolo dell’idroscalo è negata la possibilità di rimanere stretti stretti al proprio vissuto, alle cose che gli sono proprie, alla storia che si sono costruiti palmo a palmo.
Dove sarà mai finita quella donna intervistata dai telegiornali, che a vederlo da lontano l’aveva scambiato per un cumulo de monnezza e poi s’è accorta che ...? Viveva all’idroscalo ed era una brava donnina.
Adesso, lì dove l’hanno scannato non è più idroscalo, zona di zozzoni, è area protetta per gli uccellini, adesso. Dopo polemiche e proteste, né le pecore né i cani s’aggireranno più intorno al “monumento” che onora la sua morte. Contenti?
- Testo di Annamaria Ciaravola e immagini di Graziano Paiella
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