Il solstizio d'estate, il 21 giugno, il cielo non visto e la luce che resta
E' il solstizio d'estate. Il giorno più lungo dell'anno. E' il 21 giugno. Il giorno più lento di un anno veloce. Oggi ci saranno quindici ore di luce. Più undici minuti. Il sole sorge alle cinque e trentaquattro minuti. Tramonterà alle 20 e quarantacinque. A vederlo da Roma, da queste strade e da queste finestre, sembra che il cielo sia pronto allo spettacolo. Più di altre volte. Anche se il cielo è sempre quello, a guardarlo oggi dalla terrena inadeguatezza, ti ci perdi un po di più. Anche oggi, lo sai ma non lo capisci, la Terra ha perpetuato il suo misterioso movimento, il suo giro da ancella pietrosa intorno al Sole. Ha proseguito i suoi capovolgimenti, i suoi giri su se stessa. Non ha arrestato il suo viaggio silenzioso e inconcepibile lungo l'orbita ampia con cui si tiene alla giusta distanza dal pianeta infuocato. Si è piegata ancor di più. Una lieve piegatura dell'asse. Tutto come se noi non ci fossimo.
Il sole è sorto, diciamo così da mille anni e ancora più. Lo dicono i letterati quando scrivono un romanzo. Lo dice la donna all'uomo con cui sta per fuggire, il mattino in cui sta per cambiare vita. Lo dice il contadino e lo scienziato. Lo dicono tutti. Eppure il Sole anche oggi è rimasto impassibile. Si è tormentato nel suo fuoco. Inquieto, rabbioso e vitale. Per quello che succede davvero agli astri, e alle loro vite, non abbiamo parole. Tanto non lo capiamo davvero. Tanto il nostro cuore e la nostra testa non sanno concepirlo. Neppure le fibre nervose e le sinapsi, che segretamente danno vita al nostro io, riescono ad afferrarlo. Il sole è sorto, diciamo. Eppure è stata la Terra. Anche questa mattina.
Tutto è iniziato quando non erano neppure le sei. E pure se dormivo, le rondini hanno preso a girare nei loro vortici gioiosi. Qualche anta di finestra ha sbattutto per il vento. E si è sentito il vetro fragile vibrare. C'è stato il rombo lontano di un aereo. Poi il giorno è iniziato davvero. Le traiettorie verso le maioliche del bagno, la colazione di fretta, la porta che si chiude. La metropolitana, le scale mobili, gli uffici. Il lavoro. Il giorno non lo guardi neppure più.
Così il cielo per tutto il giorno, anche oggi, prenderà a dissipare il suo caledoscopico spettacolo. Non importa se non è visto da alcuno. Dispiegherà le sue nubi, tratterrà per sé tutto l'azzurro che potrà, e ci restituirà il giallo della luce. Noi, stretti ai nostri impegni. Piccole cose. Pratiche di tutti i giorni. Chini e distratti. Qualche sorriso. Una lite da niente. Poi un pasto. E di nuovo a correre.
Poi alla fine del giorno, il cielo riapparirà di nuovo ai nostri occhi. Lo vedremo di nuovo alzando la testa dalle nostre scrivanie. E lo vedremo, questa volta, per un tempo inatteso. E pure se lo sappiamo, che durerà di più, ci soprenderà lo stesso. La luce che si perderà laggiù ed eppure arriverà fino a noi. Il Sole tramonterà. Eppure non sarà così. Ma non conterà. Perché rimarremo tutti a guardare. Quella luce che resta nell'aria. Sospesa e leggera. Almeno per oggi, per tutto il tempo che serve.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
- SOLSTIZIO D'ESTATE: il sole sorge alle 5 e 34 e tramonta alle 20 e 45. L'elevazione è del 71 per cento. In tutto il giorno è lungo 15 ore e 11 minuti. Il cielo sopra Roma
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