Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, i risultati delle elezioni e Berlusconi in Romania

di Federico Pace — 30 maggio 2011 — 3 commenti

Pisapia davanti a Milano e De Magistris quasi sindaco di Napoli. Qui a Roma, a piazza Barberini, subito dopo i primi risultati dei ballottaggi, c'è una certa frenesia. All'edicola qualcuno compra cinque quotidiani anche se le notizie sono quelle di ieri. Un anziano pare sbottare: “Finalmente!”. Chissà se parla di sua moglie che se ne è andata o della fine del vecchio Faraone. Tre uomini scendono di fretta da via Veneto, arrivano dalla sede centrale di un istituto finaziario. Parlano di politica. I turisti stanno ingabbiati nei bar a mangiare tranci di pizza di dubbia qualità. Eppure, per motivi tutti loro, gioiscono lo stesso. Sono avvolti nel bozzolo fitto di parole che si scambiano nella loro lingua segreta. Eppure sembrano partecipare a quel che accade. C'è il vento fresco che arriva dalla piazza. In mano tengono le mappe colorate. In quei dedali in miniatura, con gli occhi, cercano la prossima meta. Anche loro, pensano già a cosa fare.

Silvio Berlusconi, come ovvio, non c'è. Come sempre accade quando si tratta di assumersi qualche responsabilità. Non è Milano, dove come imputato doveva essere all'udienza del processo Mediatrade. Non è a Roma. Né a palazzo Grazioli, né a palazzo Chigi. Il Faraone ha preferito andare in Romania. Ormai non gli rimane che essere se stesso. Rabbioso e cupo. Ha improvvisato un incontro bilaterale con il primo ministro rumeno Emil Boc, fissando l'appuntamento per le 14. Durante il volo che lo porta a Bucarest, è facile immaginarlo seduto al finestrino mentre guarda giù. Incapace di distinguere pianure, fiumi e montagne d'Europa, deve macerarsi sulle ragioni del mancato consenso. Perché gli italiani che fino a ieri gli avevano dato il voto, in una specie di vuoto della coscienza durato troppo a lungo, alla fine hanno preferito ravvedersi?

Anche qui, qualcuno sembra preso da un rovello insolubile. Una donna, con pantaloni grigi e una maglietta nera, cammina pensierosa. Si muove a testa bassa e si nasconde dietro un paio di occhiali da sole. Deve avere ricevuto una notizia che le dà da pensare. Qualcuno le ha rifiutato un aiuto? Un uomo le ha negato la fiducia? Attraversa quasi tutta la piazza senza accorgersi di nessuno. Senza urtare una spalla. Poi sparisce nel fondo degli scalini della metropoltana portando con sé il mistero dei sui dubbi. Tutti gli altri vanno di fretta. I risultati sembrano avere messo in moto una certa voglia di fare. O forse è solo che tutti a quest'ora cercano di mettere a posto quello che nella mattina non sono riusciti a sistemare. Così si aprono e si richiudono le portiere dei taxi. Le mani dei ragazzi, fermi davanti alla metro, distribuiscono volantini pubblicitari. I fogli colorati passano di mano in mano. Solo qualche istante, e sono già accortocciati e gettati via.

Secono i primi dati, a Milano Giluliano Pisapia avrebbe il 53,5 per cento dei voti. A Napoli De Magistris toccherebbe addiruttura il 54,5 per cento. Due sindaci alla sinistra. In due città così diverse e così importanti. Improvvisamente, forse presi da un sussulto etico, da buon senso, o semplicemente da fastidio per le troppe scelleratezze del Faraone, gli italiani che avevano stretto un diabolico patto con Berlusconi, hanno deciso di cambiare e di tornare alla normalità. Stufi delle barzellette, stufi delle tante implicazioni con l'illecito. O semplicemente vogliosi di fare quello che si fa nelle democrazie normali. Una volta si vota uno, una volta si vota l'altro. Quale che sia il politico, è sempre meglio non tenerlo troppo al potere. Altrimenti si rischia che diventi un Faraone. Uno che si fa i fatti suoi.

Allora su piazza Barberini un padre passa con una bambina in braccio. La piccola indossa una magliettina viola e non vuole stare nel passeggino che rimane vuoto. Lui ha una camicia celeste e porta dietro le spalle uno zaino. Forse sono in viaggio pure loro. Forse è solo un padre che di pomeriggio porta in giro la figlia. O forse vanno a prendere la madre che esce da qualche ufficio da queste parti. Vogliono festeggiare qualcosa? Un compleanno? Un risultato raggiunto? O semplicemente una cena fuori in uno di questi giorni di fine maggio. I due vanno verso via Quattro Fontane, salgono un poco in salita, ma poi si fermano e tornano indietro. Un'idea improvvisa. Un ripensamento. Allora scendono piano, qualche passo ancora. Poi si fermano. Forse è il padre ad accorgersene per primo. Ecco la discesa in cui si perde via degli Avignonesi. C'è la luce del sole, le facciate dei palazzi e i lampioni quasi illuminati, come per un miracolo, da quella che sembra una luminosità speciale. Stanno fermi tutti e due per qualche istante a guardare. E pare bastare così.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

 

Commenti

  1. Scritto da elena30 maggio 2011 alle 16:20

    finalmente sembra cambiare qualcosa! anche a Trieste e a Cagliari le cose sembrano mettersi bene! che gli italiani si siano svegliati?

  2. Scritto da luigi30 maggio 2011 alle 20:28

    berlusconi da bucarest per commentare la disfatta politica ha detto solo "io sono un combattente"... le stesse parole che ha detto gheddafi davanti alla rivolta di chi si era stancato della sua dittatura... non credo sia un caso...

  3. Scritto da Morena30 maggio 2011 alle 21:26

    Ridicolo il Premier,ragazzi, se lo fanno Presidente della Repubblica chiedo asilo, me ne voglio andare.Finalmente parte degli italiani ha iniziato a capire che Berlusconi non รจ Craxy e che l'insaziabile Presidente nulla ha fatto per Noi italiani!

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