Milano al ballottaggio, la sorpresa di Pisapia, il pacco di Berlusconi e quell'ultima riflessione degli indecisi
Due barattoli di sugo pronto Star, una stecca di torrone Sperlari, una confezione di Panforte Sapori, un panettone Tre Marie. E poi che altro c'era ancora? Forse anche un cotechino di cui però non ricordo più la marca. Niente a che a vedere con quello delle normali aziende: pandoro e spumante dozzinale. Più che di un semplice pacco si trattava di una cornucòpia. Mi ricordo che si cominciava a parlarne dagli inizi di dicembre. C'era chi si organizzava per strappare un passaggio il giorno della consegna dal momento che, così si narrava, era talmente pesante da non poter essere portato a casa in metropolitana.
Per quel po' che c'ho lavorato ho fatto in tempo a prenderne tre e a partecipare alle relative feste di fine anno nello studio di registrazione più grande di Cologno Monzese. Feste che di solito finivano sempre con Silvio Berlusconi in persona che, con un vero colpo di teatro, decideva di mettere in palio addirittura un'auto per il dipendente più fortunato. Poi nell'estate dell'94, a distanza di pochi mesi dall'elezioni vinte proprio da Berlusconi con il nuovo partito che in quattro e quattrotto aveva creato, decisi appunto che tre pacchi potevano bastare e me ne andai. Anche se poi dopo altri tre anni in cui non riuscivo ad alzare una lira, fui costretto a tornarci ancora per un po' prima di scappare definitivamente. Del resto quello di mollare, dare le dimissioni, era il pensiero che segretamente molti di noi allevavano. Alcuni non ce l'hanno fatta ammaliati da soldi, benefit e promozioni. E poi, invece, chi sembrava che non avrebbe trovato mai il coraggio di prendere quella decisione, un giorno non la vedemmo più a mensa. “Preferisco lavorare in una sede di Emergency piuttosto che stare lì dentro”, furono le prime parole che mi disse quando ci rincontrammo lontano da Cologno.
Per quanto mi riguarda non fu facile. Quando la mattina arrivavo a Gobba e nella attesa della navetta, vedevo il pubblico della “Ruota della Fortuna” salire sul pullman, ogni volta facevo mente locale sui pro e contro a rimanere ancora lì e puntualmente nessuno dei rispettivi argomenti riusciva a convincermi in maniera schiacciante. Fu necessario avviare un ballottaggio dentro di me che durò molto di più di due settimane. Ma a distanza di anni non provo nessun rimpianto.
Chissà perché proprio questa sera che festeggiamo il clamoroso risultato di Giuliano Pisapia a Milano mi è venuto in mente la storia del pacco di Berlusconi. Certo da quando è sceso in campo, come lui stesso dice, ne ha distribuiti tanti. Diversi da quelli che regalava ai suoi dipendenti, così come da quelli di Lauro che in verità a Napoli si limitava a regalare la pasta. Chissà perché mi piace pensare a tutti gli indecisi a Milano, fermi come me in quei giorni alla stazione di Cascina Gobba, valutare dentro di sé i pro e i contro per poi prendere la decisione che tutti, da ogni parte di Italia, ci aspettiamo.
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