Quei cinema chiusi a Roma, dal Paris al Capranichetta e l'incanto del caffè al mattino
Ci sono oggetti che perdiamo di vista. E solo per questo, finiamo persino per credere che non siano mai esistiti. Un quaderno colorato, un giocattolo, un paio di pantaloni. Così, quando davanti ai nostri occhi ricompaiono d'improvviso, trasformati e provati, al di là del tunnel della dimenticanza, ci sentiamo un po' in colpa per averli lasciati scivolare via. Così mi accade, qualche volta, anche con i luoghi. Quelli in cui smetto di andare e non ricordo neppure perché. Come quelle sale cinematografiche in cui non sono più entrato e ho dimenticato. Sale che, solo dopo un tempo infinito, ricompaiono diverse e mutate. E anche se ho smesso di andarci perché i proprietari non riuscivano più a farci affari, e hanno deciso di chiuderli, scopro di sentirmi sempre un po' in colpa. Come se quel che è accaduto sia dipeso anche un po' da me.
Al Paris potevi andare a vedere le commedie. C'era Woody Allen o Carlo Verdone. Al Rialto ricordo i film indipendenti e un po' cupi. Al Rouge et Noir qualche bel film americano. Al Capranica i film francesi. Poi c'era il Capranichetta, proprio davanti Montecitorio, dove, con un amico e un'amica dell'università, entrammo con un fremito di emozione alla prima del Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders. Eravamo studenti universitari e venimmo presi di sorpresa da quelle immagini degli angeli che osservavano con compassione gli uomini. Eravamo usciti da una lezione pomeridiana, stavamo ancora discutendo dei tic del professore e delle manie dei compagni. Ci sembrava di comprendere già tutto. Poi, lì, nel buio di quella sala cinematografica, ora sminuita a sala congressi, venimmo investiti dalle immagini in bianco e nero. Dalle movenze fragili e sublimi di una trapezista. Dalla scelta dell'angelo di divenire terreno e mortale. Dal suo stupore mentre assaggiava un caffè. Dall'idea che sullo schermo potesse vibrare l'ebbrezza dell'arte e della vita.
Ora, se passeggi per Roma, li scorgi appena. Quasi non li riconosci. Non te ne accorgi neppure se ci passi davanti. Erano delle sale cinematografiche e ora non lo sono più. In molte sono rimasti solo i nomi scolpiti, in altre neppure quelli. Una la ritrovi ricoperta di manifesti e cartelloni pubblicitari. Non si intravedono neppure le porte da cui s'entrava. Puoi vederci un uomo, con una giacca scura, che osserva le ultime parole della Merkel sul nucleare. Solitario e interrogativo sembra portare sulle proprie spalle chissà quale peso. Altrove, là dove c'era un'altra sala, su un marciapiede, ora si affollano degli uomini e delle donne a mercanteggiare davanti a una bancarella di chi vende biancheria intima e qualche pantofola. Le sale sono chiuse e l'atmosfera dissolta, ma continuo ancora a guardare verso l'alto. Per scoprire se su un cornicione, un angelo sta a osservare con apprensione i destini di tutti noi che, come gli oggetti dell'infanzia, intanto scivoliamo via e inseguiamo, in ciascuno dei nostri mattini, l'incanto del caffè caldo.
- Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da Francesca — 18 aprile 2011 alle 12:15
Proprio questo finesettimana mi è capitato più volte di passare davanti al Cinema America, a Trastevere, l'insegna, il cornicione tutto appare intatto nel suo abbandono.
I cinema chiusi rappresentano i luoghi dimenticati della città e di noi stessi, la sensazione che mi lasciano ogni volta è la sospensione del tempo mentre tutto scorre.
Scritto da giggia — 19 aprile 2011 alle 14:25
sulla Via Appia c'era anche il Diana.
oggi Feltrinelli, per tanti anni Tuttilibri.
Eppure quando passo di fronte alle vetrine piene di libri ed gadget vari, non riesco a scacciare via l'immagine di Meryl Streep, le lacrime della "donna del tenente francese"..,
così come la danza carica di sogni di Jennifer Beals...Flashdance...
Scritto da Jan — 2 aprile 2012 alle 21:22
Che fine ha fatto il paris e' chiuso da molto tempo e non si hanno notizie tutto il quartiere appio latino ne sente molto la mancanza .......... Vorrei avere notizie in merito grazie
Scritto da giulia — 29 ottobre 2012 alle 13:56
http://offestivalcinemachiuso.wordpress.com/
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