Il luogo delle cose perdute al Laurentino
Il cimitero Laurentino, inaugurato nel 2003, spiega agli occhi dei vivi insolite sepolture. Appena entrato, da lontano, hai il bianco delle lapidi fra cui spiccano chiazze vivacemente colorate ma non sono i fiori dei morti, non possono essere solo i fiori. Quando ti avvicini alla spianata che ospita i tumuli, ti accorgi dell’esistenza di sepolture singolari: un chiasso variopinto di pupazzi di peluche, fiori di pezza, automobiline, personaggi di cartoni animati, girandole e sì, anche casette delle bambole. Non ci metti molto a capire che sei nel settore dei morti piccoli. Solamente il dolore più straziante può aver ispirato la creazione di tombe giocattolo; di tombe interamente ricoperte di giocattoli che mai più nessun bambino toccherà. In una non c’è neppure la croce: circondata da una staccionata di legno colorato come un parchetto, campeggia una lapide con l’immagine di Topolino e Paperino, in partenza su una due posti azzurra. Paperino è alla guida, Topolino fa “ciao”con la mano. C’è anche una foto, in basso, ma fa male da guardare.
Il numero di neonati e bambini che muoiono oggi in Italia, rispetto anche solo a 50 anni fa, è drasticamente calato. Ma la morte dei piccoli scempia il cuore di chi li ha messi al mondo, oggi come sempre. Cambia la maniera di viverlo, il dolore. Forse decorare la tomba del proprio figlio, come si è decorata la sua cameretta, canalizza la sofferenza, personalizza la morte del tuo, rispetto a quella dell’altro della sepoltura vicina. Penso a mia nonna che ha perduto due figli ragazzini, uno dietro l’altro, e non si è mai più ripresa. È stata costretta a consegnarli ai marmi bianchi di un’anonima tomba di famiglia al Verano, ma ha conservato due piccoli cannoni di piombo, giocattoli dei suoi figli, e io li ho ereditati. Li tengo in mano, qualche volta, e penso agli zii per sempre bambini, che non ho avuto.
Le cose dei morti, se non servono a ricordarli, se non le tocchi per ricordarli, sono cose perdute. Non di meno stupefacente è la quantità e varietà di cose che si trova sulle tombe di chi un po’ di vita l’ha vissuta. Ho visto loculi come bazar, affogati di tutto ciò che aveva, immagino, accompagnato la vita del defunto. Ho visto persino delle banconote in Lire. Tra apotropaica interdizione e solidarietà, nessuno le tocca le cose dei morti perché sono delle non-cose. Come i morti sono dei non-vivi. L’unica proprietà privata difesa al cimitero Laurentino sono gli innaffiatoi, roba da vivi, questi sì messi sotto lucchetto perché i parenti della tomba accanto non se li freghino.
Vedo medaglie, foto, sciarpe e stemmi di squadre di calcio, soprammobili e pupazzetti a cui, secondo l’interpretazione di chi è rimasto, il morto era affezionato e che, pertanto, ne diventano emblema e gli appartengono anche oltre la vita. Di fronte all’annichilimento, solo le cose che abbiamo posseduto ci identificano, ci differenziano. Così pare. La tentazione è d’interpretare questa tendenza dell’addobbo delle tombe dei propri morti con chincaglierie e ciarpame vario alla luce dei riti mortuari pagani. E, quindi, far passare tutto ciò come il rituale latente, ma ben radicato in barba al cattolicesimo, di allestire un corredo funebre per il proprio morto. Di fatti, nell’antichità il corredo funebre comprendeva oggetti della vita quotidiana, utili alla vita dell’aldilà. Tuttavia, mi chiedo a che serve nell’aldilà, quale che esso sia, un cagnolino di peltro, una statuina di porcellana neanche troppo fine, qualche banconota in lire scaduta.
- Le foto sono di Graziano Paiella
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Commenti
Scritto da Alessandro — 20 aprile 2011 alle 13:02
Qualsiasi cosa pur di alleviare un dolore così grande. Belle le foto e interessante l'articolo.
Scritto da Dino — 21 aprile 2011 alle 02:57
Ho un bambino di un anno e quest'articolo mi ha gelato il sangue. Un bacio a quei bambini e ai loro genitori.
Scritto da Valenti Gomez i Oliver — 22 aprile 2011 alle 09:05
bel articolo, pieno di sensibilità, ironia e commenti attenti
morire è continuare a vivere nel ricordo, testi come questo aiutano a non avere paura di quello inevitabile
Scritto da Umberto Ciaravola — 24 aprile 2011 alle 21:26
BELLISSIME le foto e BELLISSIMO l'articolo, COMPLIMENTI e GRAZIE perchè ci lasciate senza parole ma ci fate molto riflettere sul significato e sul senso della vita e della morte.
Scritto da Silvia — 28 aprile 2011 alle 15:49
Varie volte ho iniziato a leggere l'articolo senza riuscire ad arrivare in fondo.
è così difficile accostare il mondo dei bambini con la morte.
Sono riuscita a leggerlo tutto e l'articolo è bellissimo così come le foto. Delicatezza e sensibilità. Parole che scorrono con semplicità ed una intensa complessità.
Scritto da Chiara — 6 dicembre 2011 alle 21:59
In questo cimitero ora si trova un mio carissimo amico. Quando è stato scritto l'articolo ancora non era lì.............ciao Luca, non ho avuto neanche la possibilità di vederti e salutarti per l'ultima volta.
Scritto da Rita — 12 dicembre 2011 alle 10:32
Da sei mesi in questo cimitero c'è anche il mio caro papà, purtroppo. Non ho mai visto questo settore, se ho capito bene, tutto riservato ai piccoli...Lo cercherò la prossima volta che ci andrò e reciterò una preghiera per tutti gli angioletti presenti.
Scritto da danilo — 14 febbraio 2012 alle 11:46
qui riposa il mio adorabile papà stroncato da una terribile malattia......soffro tanto la sua morta ma lo voglio ricordare come il papà perfetto che tutti sognano...papà ti voglio un infinito di bene........a presto
Scritto da silvano — 30 aprile 2012 alle 02:09
...ho i miei genitori qua...sepolti nel loro desiderato giardino di pace e serenità, che riecheggia del canto di uccelli e profumo di grano ogni mattino d'estate, come alle nubi ricolme di pioggia e nell'ingiallire di foglie lasciate al vento d'autunno e altresì nelle gelide e buie notti d'inverno, dove lumini traballanti paiono rischiarar d'intorno ogni filo derba rimasta a coronarne il bianco del marmo con scritto il loro nome su immagini quasi sbiadite per un mesto ricordo... e come per mònito, lì accanto poco distanti...tutti quei bimbi a guardare su nel cielo le ultime nubi che scorrono nell'azzurro turchino dei loro mancati sogni,... il cigolio della girandolina multicolore che fa eco al rumore di una lacrima che nel suo dignitoso e straziante dolore ne nutre la scura terra che li ricopre come còltre poggiata su di una vita che non tornerà mai piu..... Eterno riposo dona a loro Signore......................
Scritto da Maura Danieli — 14 maggio 2012 alle 16:22
Qui c'è l'amore mio....come siamo lontani....presto verrò a trovarti
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