Il conflitto di attribuzione su Ruby, la maggioranza che tiene e le parole di Bersani al Pantheon
C’è una brezza così leggera oggi a Roma che ti aspetteresti il mare alla fine di ogni strada. In cielo nuvole rinascimentali e le chiome vellutate dei pini toccati dal sole. Alle sei del pomeriggio piazza del Pantheon è occupata dal solito viavai di turisti che quasi non ci fai caso alle persone che cominciano ad arrivare sotto al palco per partecipare al sit-in indetto dal PD per la democrazia. La protesta, in verità, l’ha cominciata nella mattinata il popolo viola, davanti Montecitorio mentre il governo otteneva il sì al conflitto d'attribuzione sul caso del processo Ruby. In attesa che Bersani prenda la parola ne approfitto allora per fare un salto a palazzo Grazioli. Passo davanti alla storica bottega di colori Poggi e butto uno sguardo alla tavola dei colori a olio, marca Rembrandt, esposta in vetrina. Non si sa mai, con questa luce, potrebbe sempre tornarmi utile.
Nella solita ombra di via del Plebiscito, dietro le transenne ci sono alcuni cameraman e un po’ più distante qualche giornalista che punta l’ingresso del palazzo come un cane in attesa che qualcuno gli lanci un osso. A quanto pare però dall’incontro tra Berlusconi, il sindaco Alemanno e l’ex sottosegretario Mantovano, non è trapelata ancora nessuna indiscrezione. O almeno non cosi ghiotta come quella della mattina, quando durante il vertice che c'è stato tra i capigruppo della maggioranza, secondo quanto viene riferito, Berlusconi avrebbe parlato di brigatismo giudizario, commentando le tre telefonate intercettate nell’ambito del caso Ruby riportate oggi sul Corriere della sera.
Riprendo per via della Gatta e in un attimo sono di nuovo al Pantheon. Ora c’è decisamente più gente. Ma non tanta o almeno quella che ti aspetteresti per l’occasione. Dov’è la gente, ti chiedi. Quella a cui ogni tanto, da Ballarò, pure il segretario dei Democratici si appella in risposta alle minacce dei leghisti. A guardare le facce, ti verrebbe quasi da dire che quelle presenti, tra cui mi ci metto anch’io, sono per lo più persone che possono permettersi questo lusso. E, non è escluso che se per ipotesi si provasse a fare un giro dalle parti di Tor Bella Monaca o della borgata Finocchio, molti proprio così ti risponderebbero. Considerando le manifestazione in difesa della democrazia, appunto un lusso. Alla stregua di quelli che si concede il Presidente del consiglio: dall’acquisto dell’ennesima casa a Lampedusa, alle feste e i festini.
Eppure tutto si può dire di Bersani tranne che manchi di concretezza e anche oggi ha esordito facendo subito notare i tanti problemi a cui questo governo non sa dare nessuna risposta preso com’è dai guai giudiziari del Premier: “oggi non si è discusso de L'Aquila, né della disoccupazione. Si dice che si parla di giustizia, ma si parla della sua giustizia” ha detto in uno dei suoi passaggi. Mentre la luce comincia a calare, guardi le persone che ascoltano, che pressano sui turisti disorientati seduti ai tavolini, e ti viene da pensare a quanti, pur vivendo a Roma, raramente finiscono per venire fin qui se non quelle rare volte in cui arriva un parente da fuori e allora ben volentieri lo si porta in giro approfittando del giorno di festa. Per poi magari verso ora di cena prendere la via che porta ai Castelli in modo da finire la serata in allegria.
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Commenti
Scritto da Manuela — 6 aprile 2011 alle 18:35
credo che ora sia arrivato proprio il tempo di manifestare!
Scritto da Pasquale — 6 aprile 2011 alle 22:34
Finchè ci sarà pane e calcio per tutti non cambierà niente.
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