Berlusconi, la barzelletta sulla mela e i politici del sud a Palazzo Grazioli
Questa mattina, su via del Plebiscito, sotto il sole di primavera, un uomo raccontava con una certa soddisfazione la barzelletta della mela. La stessa che Berlusconi aveva raccontato ieri sera a alcuni sindaci delle città del sud venuti da lui a chiedere di interrompere gli abbattimenti delle abitazioni abusive. L'uomo indossava un abito chiaro. Sembrava elegante e pure costoso. Ad ascoltarlo c'erano due ragazzi e una giovane. Avranno avuto poco più di diciotto anni. Forse erano il figlio e due amici di lui. Anche l'uomo, come aveva fatto Berlusconi, cambiava tono quando interpretava a turno, prima l'inventore, e poi gli addetti dell'ufficio. Era la macchietta della macchietta. La deformazione della deformazione.
All'inizio l'uomo stava con le gambe divaricate e teneva un braccio sulla spalla di uno dei due ragazzi. Doveva essere quella dell'amico del figlio. L'uomo, vestito con l'abito chiaro e con indosso degli occhiali da sole, era voltato verso di lui e proseguiva nello spettacolo. Riportava il dialogo degli addetti, era al punto in cui quelli si lamentano che tutti quelli che bussano sono sempre alla ricerca del “cesso”. Quando diceva una parolaccia quasi si beava. Come aveva fatto il Faraone. Quando diceva una volgarità gli usciva di bocca una specie di sputo e intanto stringeva la spalla del ragazzo con una mano dalle dita ingiallite dal vizio del fumo. Era in corso un'iniziazione? E la ragazza cosa pensava? E cosa pensava il figlio dell'uomo che raccontava la barzelletta detta poche ore prima dal Faraone? L'uomo in realtà parlava al ragazzo affinché capisse il figlio?
Poi è andato avanti nella storiella. Ha fatto entrare il vecchio inventore. Ha passato in rassegna gli stessi umilianti luoghi comuni che Berlusconi aveva gettato in faccia al suo mesto uditorio. D'estate qui non si lavora. E che viene a presentare un brevetto proprio qui. L'uomo allora ha fatto cenno ai tre ragazzi di camminare. E intanto ha proseguito a raccontare. I giovani, costretti da quell'uomo che li aveva portati a Roma per qualche ragione, lo hanno seguito controvoglia ma senza la forza di dire nulla. Allora l'uomo proprio davanti al portone di palazzo Grazioli è giunto all'epilogo. Ha parlato del sapore della mela. E ha ripetuto le stesse volgarità del Faraone. Così come fanno i bambini quando, ancora lontanissimi dalla scoperta del vero corpo di una donna, precipitano per la prima volta nell'ebbrezza mesta della masturbazione. Alla fine l'uomo, quasi ballando dentro il suo abito chiaro, ha riso forte. Solitario. Rauco. Ha fatto girare persino i due carabinieri di guardia davanti al portone. I tre ragazzi invece sono rimasti muti. A differenza dei sindaci della città del sud, per qualche ragione segreta, devono aver improvvisamente trovato la forza per evitare quella sguaiata complicità.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da antonino il contadino — 2 aprile 2011 alle 20:20
questo è il nostro presidente, quando brevetterà una banana ?
Scritto da carlo — 2 aprile 2011 alle 22:04
che vergogna questo ex venditore di tappeti ed altro
Scritto da cacaoblu — 3 aprile 2011 alle 23:29
bell'articolo
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