Il mausoleo di Franco vicino Madrid, le rivolte nei paesi del Mediterrraneo e quel che lascia un dittatore

di Elio Mazzacane — 28 marzo 2011 — 1 commenti

È caduto Ben Ali. E' caduto Mubarak. In Libia, un altro dittatore è in guerra per perpetuare il suo sanguinoso potere. Ma cosa lascia un dittatore? Cosa lascia un uomo politico in possesso di un potere spropositato che condiziona un'intera società? In questi giorni di attualità convulsa ce lo domandiamo ripetutamente.

A 50 Km da Madrid, Franco, l'ultimo dittatore del mondo occidentale, ha fatto costruire il suo mausoleo. Enorme, esagerato, inutile, come tutte le costruzioni che vogliono simboleggiare forza, potenza in un disperato tentativo di lasciare un ricordo positivo di sé. È stato costruito con il lavoro forzato di migliaia di “schiavi politici”, i prigionieri repubblicani. I morti durante la costruzione furono tra 14 e 27.000 (attenzione, non tra 14mila e 27mila, no, tra 14 unità e 27mila). La leggerissima discrepanza nelle cifre è dovuta alla parte politica che racconta la storia.

Il Generalísimo e con lui la dittatura è morto 35 anni fa e le ferite sono ancora freschissime. La ricostruzione della verità storica, l’abbattimento delle menzogne di regime è il primo passo di una democrazia. La legge di memoria storica del 1987 del governo spagnolo sta iniziando a mettere ordine, ma molto resta ancora da fare. Oltre ai prigionieri politici, ci sono molti altri morti, i caduti della guerra civile spagnola da cui la valle prende il nome: i corpi sepolti qui sono 34.000, il che ne fa la fossa comune più grande di Spagna e forse del mondo.

 All'entrata della valle c'è un gabbiotto con un impiegato che ti consegna un foglietto con le regole da seguire.  Dell'enorme complesso, che comprende oltre alla basilica anche un'Abbazia benedettina, solo la Basilica, come luogo di culto, è aperta. La teleferica che porta fino alla croce di 150 metri, la più grande del mondo è chiusa e i sentieri interdetti. E’ vietato l’accesso anche all'Abbazia Benedettina, il complesso più grande.

Il numero di divieti è impressionante, lungo tutta la strada che attraversando il bosco sale fino alla basilica, ci sono segnali di divieto di sosta ogni 20 metri. Si può fotografare sul piazzale della basilica, ma per entrare ci sono metal detector tipo aeroporto e dentro ogni foto è resa impossibile dalle numerose guardie. La tomba di Franco è nel suolo, sotto la cupola. La basilica è brutta, molto brutta, scavata nella roccia sembra più la galleria del Monte Bianco che una chiesa. È grigia, squallida, vi si aggirano dei cameraman di Intereconomia, una televisione di destra, per usare un eufemismo, al cui paragone Emilio Fede sembra un giornalista equilibrato. Riesco fuori sull'enorme spianata di marmo, l'unica cosa bella è la valle. Siamo in un bosco a circa 1400 metri, la croce è a 1700, e c'è ancora neve.

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    Commenti

    1. Scritto da Roberto29 marzo 2011 alle 12:08

      I dittatori di oggi come quelli di ieri. Stasera debutta in prima nazionale, al Teatro Argentina, "La resistibile ascesa di Arturo Ui" di Brecht

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