Berlusconi e l'epocale riforma della giustizia di Alfano, l'operazione alla mandibola e la solitudine a palazzo Grazioli
Silvio Berlusconi è in convalescenza ad Arcore. In questo pomeriggio romano di marzo, un cameriere di palazzo Grazioli starà fumando una sigaretta nei recessi di un corridoio. In silenzio, in un angolo dove un raggio di sole gli acceca lo sguardo. Un respiro profondo, i pensieri e la solitudine contro le tende. Il premier ha fatto sapere a tutti di essere stato operato. Un piccolo trapianto osseo alla mandibola. Sarà vero? Cosa sta accadendo davvero a Arcore in queste ore di auto-isolamento del premier? Nei prossimi giorni, ad ogni modo, tornerà a Roma. Ci sarà il Consiglio dei Ministri. Verrà presentata la “epocale” riforma della giustizia con la cura di Angelino Alfano. Separazione delle carriere dei magistrati, un doppio Csm, maggiore potere al ministro di Giustizia e, persino, magistrati eletti dal popolo. Popolo, ancora popolo. Si annuncia sempre qualcosa di epocale, quando le cose stanno per precipitare. Per provare a impedire una rivolta, per mascherare uno scandalo. Per distrarre. Intanto si svilisce un organo dello Stato più che riformarlo. Si prova a accentrare ancora di più il potere nelle mani dei politici.
Oggi, su via del Plebiscito, ci sono le ragazze con le mimose. Le più giovani, le più sorridenti. Quelle che ancora non si irretiscono per la routine di un fiore regalato. Ci sono le donne di una certa età. Quelle che, con un rossetto troppo acceso sulle labbra, svelano lo spaesamento di fronte al tempo che passa. Anche il Faraone si muove con nervosismo da qualche tempo a questa parte. Di certo sono le preoccupazioni per i processi che incombono. Ma c'è qualcosa di più. Qualcosa che ha a che fare con il corpo. Sul volto di Silvio Berlusconi, proprio in questi giorni, è cominciata ad affiorare la forte somiglianza con la madre invecchiata. Quando apre la bocca, si vedono nell'arcata inferiore gli incisivi piccoli, da vecchina. I canini irregolari. I dentini scomposti. Disordinati.
I minuti passano lenti questo pomeriggio. Il cameriere deve avere già gettato la cicca della sigaretta. Deve essersi pulito la giacca con il palmo della mano e essersi rimesso al lavoro. Fuori, la gente continua a passare. Verso piazza Venezia si muovono le camionette dei carabinieri. I preparativi per una manifestazione. Tre cinesi di corsa. Un ragazzo che cammina a testa bassa guardando lo schermo luminescente della sua macchina fotografica.
Con l'avvicinarsi della primavera, mentre Silvio Berlusconi si indebolisce e appassisce, il sole invece acquista vigore e forza. La facciata di palazzo Grazioli, rivolta a sud, è illuminata da una luce quasi bianca. Chi si affaccia dal balcone, volge di fatto lo sguardo verso il Mediterraneo. Lì, dove dopo essere caduti Mubarak e Ben Ali, si dibatte un altro uomo avvezzo al potere. In un'intervista rilasciata in esclusiva al Journal du Dimanche, Gheddafi ha dichiarato che in Libia “il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo”. E' il vanto di chi ne ha troppo. O il modo per calarsi in un ruolo, interpretare una parte. Fare in modo che le persone semplici, quelle lontanissime dai palazzi, ne subiscano la narrazione. Posare a ribelli da strada, mentre si è Faraoni nel chiuso dei palazzi.
Silvio Berlusconi a maggio dell'anno scorso, durante una conferenza stampa a Parigi nell'ambito di una riunione Ocse, aveva detto: “Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di essere al potere” e aveva citato Mussolini: “dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io”. Gli italiani non sono separati dalla loro storia. I nonni di molti, inutile dirlo, sono stati fascisti. E' la narrazione che, nonostante tutto, ammalia. E in cui, molti, ancora oggi si riconoscono.
Nella solitudine del corridoio ora il cameriere starà pensando alla sua ragazza. Alle gambe lunghissime. Al sorriso allegro. E a quegli occhi malinconici. Poi un'ombra. Il pensiero che mercoledì o al massimo giovedì, il Faraone sarà di nuovo a palazzo Grazioli. Con i suoi si metterà a limare la legge da presentare contro le intercettazioni da mandare alla Camera per i primi di aprile. Ci saranno di nuovo gli incontri e le carte da controllare. Le cene, gli affari e poi chissà cosa altro. In quell'istante da palazzo Venezia, dall'altra parte della strada, arrivano dei rumori molto forti, come di impalcature che vengono montate. Sembra il rumore di qualcuno che sta lavorando all'allestimento di qualche prossima mostra. Ad aprile o a maggio? E' nella solitudine del corridoio che allora, anche il cameriere comincia a provare fastidio per il Faraone, per i suoi dentini, per la vecchiaia e la solitudine. E' allora che comincia a fare i conti di quanto manca all'estate. E a pensare anche lui, con sollievo, ai giorni in cui il Faraone lascerà palazzo Grazioli.
Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
- DIARIO DA PALAZZO GRAZIOLI: leggi le puntate precedenti
- IL POTERE E IL POPOLO: leggi l'intervista a Gheddafi sul Journal du Dimanche
- DOCUMENTI: il disegno di legge costituzionale sulla riforma della giustizia (.pdf)
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