Una visita al Quirinale, le parole serie del presidente Napolitano, la lingua italiana e l'identità nazionale
È la prima volta che entro al Quirinale. La curiosità è acuita dall’occasione particolare, l’incontro su “La lingua italiana fattore portante dell’identità nazionale”, vicino al mio percorso di studio e lavoro. Attraverso l’ingresso, l’ampio cortile, salgo la grande scalinata con uno sguardo al corazziere, un personaggio quasi da favola, reso ancora più alto dall’elmo piumato. La sala è naturalmente affollata. Tra il pubblico degli invitati d’onore, spiccano alcune scolaresche. Sono le 10 e 45: ho un quarto d’ora, prima dell’inizio, per esplorare intorno. Percorro un tappeto rosso, sotto la luce e i riflessi dorati di ricchi lampadari. Non mi attardo, però, perché gli oratori potrebbero incominciare.
La mattinata è intensa dei più vari interventi. Tra politici, studiosi e uomini di spettacolo, i nomi sono tanti e ritmicamente alternati: Letta, Minoli, Amato, Servillo (Toni), De Mauro, Gifuni, Sermonti, Orsini, Serianni, Amendola e Abbondanza, Ossola, Piccolo, Maraschio, Villoresi, Eco, infine Napolitano. Le relazioni accademiche si avvicendano alle letture da Manzoni, Croce, Fogazzaro, Gadda, Verga, Pascoli, Collodi, Luzi; il parlato al cantato.
Le riflessioni successive ai contributi degli eminenti linguisti troveranno in me altro tempo e altro spazio di svolgimento. Oltre all’ammirazione intellettuale, al momento è notevole la sensazione che proviene dal discorso conclusivo del Presidente. Quel «seriamente consapevoli», il monito e l’atteggiamento da lui suggerito per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, riecheggia due volte e ritorna rimarcato nell’altro «ho detto: seriamente». Un’austerità che senza dubbio ha contraddistinto l’incontro, durante il quale non si è potuta rintracciare «alcuna enfasi retorica, alcuna esaltazione acritica o strumentale semplificazione».
Le parole di Napolitano, in onore della mostra inaugurata in questa stessa giornata, “Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana. Francesco De Sanctis e l’Unità d’Italia”, fanno costante riferimento al critico ottocentesco e alle opere della nostra cultura. Sono parole che toccano e inducono a riflettere sul valore dell’istruzione, l’unica che, pur a fronte della tardiva nascita dello Stato nazionale unitario, attraverso la conoscenza della lingua e la possibilità di accesso agli autori ha consentito il formarsi del sentimento di Italia. Sottolineando il discorso di De Mauro, il Presidente ribadisce dunque come sia giusto porre l’accento sui Padri costituenti, grazie ai quali l’istruzione gratuita e obbligatoria è stata portata a un obbligo di otto anni. Lingua unitaria e istruzione: due obiettivi faticosamente raggiunti che restano così nella mente, e si spera non solo in quella, alla fine di questa giornata.
Questo articolo è archiviato nelle categorie Cronache, Quirinale, Giorgio napolitano e Lingua italiana. Puoi lasciare un commento e seguire i commenti a questo articolo sottoscrivendo il Feed RSS.








Scrivi un commento