L'inquinamento a Roma, l'aria di Ponte Garibaldi, il Faraone e Giorgiana Masi

di Federico Pace — 7 febbraio 2011 — 1 commenti

Quest'aria la mandi giù senza accorgertene. Mentre cammini e sorridi. Mentre parli e t'arrabbi. Mentre stai zitto e pensi. Passo da ponte Garibaldi per andare a Trastevere dove devo incontrare un'amica. Sono quasi le quattro del pomeriggio. L'inquinamento non è una coltre di nuvole. Né un cielo grigio che incombe. E' un sapore amaro che senti in fondo alla gola. Qualche giorno ti capita persino di cominciare ad assaporarlo quando ancora dormi e te ne stai sdraiato nel letto. Non te ne accorgi, e intanto lo mandi giù. L'ultimo rilevamento di Legambiente dice che nei grandi centri urbani vengono superati con frequenza i livelli di emissione di polveri sottili. Su questo ponte, in questa piccola armatura di centotrenta metri che unisce Trastevere al cuore politico della città, dice il rapporto, si sono registrate le massime punte di Roma. All'appuntamento arrivo in ritardo. Ma l'amica non c'è. Qualche minuto e mi chiama sul cellulare. Non può arrivare, ha avuto un imprevisto. Ci sentiamo più tardi. Torno indietro. Di nuovo su ponte Garibaldi.

Poco distante da qui, su via Arenula, c'è il ministero di Grazia e Giustizia (che nome irridente). Poco più in là c'è palazzo Grazioli. E' l'abitazione privata romana del Faraone. Di giorno ci incontra gli uomini politici per decidere strategie e sortite, di notte sembra organizzi costose cerimonie che lo allontanano dal pensiero della morte. Sul ponte, in questo pomeriggio, c'è un uomo che se ne sta a guardare dal parapetto. Di sotto, tra le acque del fiume, galleggiano un pallone arancione e qualche busta di plastica. Sull'Isola Tiberina, alla luce di un sole convalescente, se ne stanno sdraiati un paio di fidanzati. Quanta tranquillità. Che pace. Non arriva (e come potrebbe?) l'eco dei milioni di cittadini, giovani e meno giovani, che a Il Cairo, dove un altro Faraone è invecchiato nelle stanze del potere, sono scesi in piazza per gridare lo sdegno. Per dire la loro. Le acque del Mediterraneo bagnano anche le nostre sponde, ma qua nessuno pare (ancora) prendersela. In fondo perché dovresti? Se pure lo fai, dice uno che si è fermato a parlare, cambia mai qualcosa? La mandi giù, senza neppure accorgertene.

Ora si è quasi fatto buio. Faccio ancora un po' avanti e indietro. La mia amica, mi ha chiamato di nuovo, dice che mi raggiungerà per la cena. Va bene. Non vale la pena tornare a casa. Rimango a vedere il tramonto che precipita su ponte Sisto. Resto a vedere le “vecchie pietre”, le “fatidiche pietre della vetusta Roma”. A un certo punto un turista si avvicina e mi chiede dov'è la targa per Giorgiana Masi. Lì per lì, non ricordo nulla. Ma poi, ricordo. Era ormai sera anche il 12 maggio del 1977. C'era una manifestazione. Erano tempi difficili. Durante gli scontri tra dimostranti e forze dell'ordine, Giorgiana Masi, una studentessa di soli 19 anni, venne uccisa. Fu un colpo calibro 22 che partì proprio da questo ponte. Si parlò della presenza di agenti in borghese. Di provocatori e di infiltrati. Il volto di chi aveva il compito di proteggere si confuse con quello di chi aggrediva. Una volta arrivati alla lapide verdastra, stiamo qualche secondo a guardare in silenzio. Poi l'uomo mi chiede se sono stati mai trovati i responsabili di quella vita tradita. E' forse in questo momento che, in gola, il sapore amaro diventa quasi insopportabile.

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Commenti

  1. Scritto da Fabrizio 7 febbraio 2011 alle 17:31

    Spesso mi chiedo che senso abbia fare il pendolare nella mia città, da nord a sud la mattina e da sud a nord il pomeriggio, per sedermi davanti a un PC per fare un lavoro che potrei fare, e meglio, da casa.
    Mi chiedo quanti sono nella mia stessa situazione e quanto inquinamento risparmieremmo alla nostra città semplicemente se si decidesse di far lavorare chi può da casa.
    Oltre che inquinare meno risparmieremmo tutti: l'azienda, che avrebbe meno costi per alimentare, riscaldare, raffreddare gli ambienti; il lavoratore, che non dovrebbe più spendere parte del suo stipendio per spostarsi; la sanità, muovendosi meno si avrebbero meno incidenti.
    Ci vorrebbe molto poco, fare delle leggi che incentivano le aziende che possono a far lavorare i propri dipendenti da casa.
    Ci si arriverà mai ?
    Quanto inutile smog dovremmo ancora produrre ?

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