Berlusconi e il processo breve, l'entrata sul retro di palazzo Grazioli e l'incontro con Fedele Confalonieri

di Federico Pace — 23 febbraio 2011 — 1 commenti

Fa freddo. Fa sempre più freddo. Per strada, davanti palazzo Grazioli, un'anziana signora mangia un cheesburger con una strana ferocia. Veste in maniera disordinata e sembra in difficoltà. Al collo porta una fascetta del Popolo della libertà. Si intravede una scritta che non riesco a leggere. Forse è qualcosa che inizia con “io sono il difensore...”. Apre l'ampia borsa che ha con sé, cerca qualcosa, tira fuori un fazzoletto. Poi rimette tutto dentro e va via. Cosa condividono davvero questa donna e il Faraone? Sono otto giorni che Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio. Ma più che al processo si pensa al processo breve, ovvero alla sua estinzione. Gli vengono imputati i reati di prostituzione minorile e concussione. Per qualche ragione, tutte proprie di questo Paese, il premier non si è ancora dimesso nonostante la gravità delle accuse.

Fuori dal palazzo non ci sono neppure gli operatori tv. E' come se quello che accade non valga più la pena di essere raccontato. Storditi o indifferenti? Tutto quello che succede qui, in realtà, non è affatto usuale per un paese democratico. Davanti all'entrata un uomo abbronzato parla cocciutamente al cellulare. Camicia bianca, completo blu, indossa dei pantaloni a sigaretta. Ai piedi, le solite scarpe dalle dimensioni sproporzionate, quasi clawnesche. Passa un operaio, leggermente piegato, con un tavolo in legno sulla schiena e le quattro gambe all'aria. Un uomo con i capelli grigi e di piccola costituzione, indossa un giubbotto color crema. Si direbbe irrequieto o insofferente. Aspetta qualcuno che sta facendo tardi? Porta dentro di sé un segreto che vuole confessare? Gli occhialini fanno pensare a Edmondo Fabbri, l'allenatore dell'Italia del bel gioco e della sconfitta con la Corea di tanti anni fa. Cammina piano, avanti e indietro lungo il marciapiede transennato di fronte palazzo Grazioli. Anche lui si allontana, senza chiarire i suoi dubbi. Esce allora un funzionario con un completo grigio, molto aderente. Quasi una taglia in meno per essere un abito comodo. Anche lui, parla al cellulare. Chi esce di qui, accende subito il cellulare. Deve comunicare qualcosa a qualcun altro. E' una trama, quella che tesse il Faraone, che passa (anche) attraverso le parole sussurrate al telefono.

Ieri gli ennesimi incontri nelle stanze di questo palazzo in via del Plebiscito. Nella residenza privata del Faraone, per discutere del “calendario del lavori e dei vari provvedimenti in agenda”, sono arrivati quasi tutti. Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliarello. Fabrizio Cicchitto, Federico Bricolo. Marco Reguzzoni. Niccolò Ghedini. Piero Longo. Uno dopo l'altro. Con le loro borse stanche, gli abiti stazzonati, i ghigni mesti. Le parole imparate a memoria. Poi l'ennesimo parlamentare pronto a passare dalla parte di chi ha il potere di fare tutto. Lo fa perché ha paura di essere dimenticato? O per evitare di divenire un avversario troppo facile da distruggere? E' nella casa del Faraone, in questa città sul Mediterraneo, che vengono decise le politiche nazionali. Non nei luoghi istituzionali. Qui, in questa città indolente, si capisce chiaro cosa sia il conflitto di interessi. Qui, in queste ore, è stato deciso che il disegno di legge relativo al processo breve, o quella serie di norme che potrebbe permette a Silvio Berlusconi di evitare di essere processato come ogni cittadino per i suoi reati, arriverà alla Camera il 28 marzo. Dopo otto giorni, ci sarà la prima udienza del processo Ruby.

Il vento è molto forte. Anche uno dei due carabinieri cerca rifugio all'interno della vettura. Fuori, al freddo, ne resiste solo uno. Ora il sole scende verso Torre Argentina e infila qualche raggio che arriva di taglio, basso, contro il portone. Con il passare dei minuti la luce si sposta dal lato sinistro della facciata (per chi la vede di fronte) verso la destra. Un uomo, che si è acceso un sigaro, si sposta con la luce e dopo una decina di minuti (a quest'ora il sole pare avere fretta) è già all'angolo con via della Gatta. Poi, scompare pure l'ultimo spicchio di luce.

Trascorso qualche giorno da quando è iniziato questo diario, comincio a indovinare chi entrerà nel palazzo e chi invece passerà senza neppure accostare. Un noto giornalista del Corriere della Sera arriva da piazza Venezia, gira a destra prima dell'abitazione di Berlusconi e si infila per via della Gatta, tenendosi molto vicino alle mura dell'edificio che si fronteggia con palazzo Grazioli. Lo vedo sparire nella piazza dove s'affaccia il liceo Visconti. Dopo, prendo anche io la stessa stradina. Poi faccio il giro e entro a piazza Grazioli. Qui c'è una quiete pomeridiana e appartata. Quasi da cortile remoto. Il palazzo sulla piazza ha un'altra entrata. Quella più riservata. Sto qualche minuto. Ci sono molte vetture blu parcheggiate. E' allora che vedo uscire Fedele Confalonieri. Provo un brivido corre sulla pelle. E non è per colpa del freddo.

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

Commenti

  1. Scritto da Luca25 febbraio 2011 alle 11:01

    a proposito dell'incontro con Confalonieri, è un caso che proprio ora nel decreto che sarà oggi al voto alla Camera dei Deputati (con la fiducia), c'è la norma che permette dal 1 aprile anche alle aziende televisive di comprare le testate giornalistiche? Avete sentito parlare della storia tra Mediaset e il Corriere della Sera?

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