Berlusconi con Alfano in Vaticano, palazzo Grazioli come il Castello di Kafka

di Federico Pace — 18 febbraio 2011

Oggi provo per palazzo Grazioli quello che l'agrimensore di Kafka provava per il Castello. Se cerco di capire cosa succede al suo interno, limitandomi ad osservare quello che si vede da fuori, non vengo a capo di nulla. Più mi avvicino al palazzo, più mi allontano dalla verità. Sul marciapiede di via del Plebiscito c'è l'aria sorniona di questi giorni. I due cameraman con la loro faccia da pescatori. Imperturbabili e in attesa. I carabinieri di guardia con il mitra spianato, ma con i sorrisi da paesani. A ogni turista che chiede loro qualcosa, rispondono con gentilezza e buon umore. Il piccolo cancello elettrico, che sta a metà dell'atrio, si apre e si chiude. Entra un uomo bassino che abbraccia una donna. Sembrano due circensi deformi. Poi un ragazzo che consegna dei pacchi. E ancora due uomini con delle scarpe sproporzionate.

Chi vive a Roma lo sa, palazzo Grazioli, la residenza privata di Silvio Berlusconi, è molto vicina a piazza Venezia. Venendo fino a qui ho voluto prendere alcune misure. Alle volte, aiuta a capire. Così ho scoperto che tra il balcone di piazza Venezia, lì dove Benito Mussolini teneva i suoi discorsi deliranti davanti a folle adoranti, e il balcone di palazzo Grazioli ci sono solo centocinquanta passi. Un indizio? Ci deve di certo essere un il filo che lega la manipolazione del consenso che mise in atto il dittatore italiano con quanto fa il Faraone. A chi dice che, nonostante le infamanti accuse, il popolo offre a Berlusconi ancora il suo consenso, un mio amico risponde che anche Adolf Hitler venne eletto con i voti del popolo. Pure Barabba venne salvato per volere del popolo. Pure Gesù venne crocefisso per volere del popolo.

Oggi la città è stata percorsa da un vento quasi marino. Nelle strade strette si sentiva quasi fischiare. C'è stato un sole freddo, ma luminoso. Verso le quattro del pomeriggio solo le finestre degli ultimi piani riuscivano ancora a rifletterne la luce dei raggi. Più sotto, il grigio della sera aveva già cominciato a ricoprire i volti degli edifici. Ieri nelle stanze di palazzo Grazioli, il Faraone ha guardato e riguardato i fogli che Angelino Alfano aveva portato con sé. Sembra abbiano concordato le norme per dare al ministro maggiore potere sull'azione disciplinare nei confronti dei magistrati e dare, nell'ambito di un processo, più strumenti agli avvocati di difesa. Cose da fare al più presto. Gli basterà per evitare il declino? Poi, dopo le nove e mezza, il Faraone è stato visto andare verso via del Corso, non molto distante da qui. Aveva un appuntamento al Circolo degli Scacchi. Una cena con la nobiltà romana. Gli deve costare fatica starsene a casa a non fare nulla, a sentire il rumore sordo dei corridoi. Soprattutto ora che qualcuno gli deve aver suggerito di fare attenzione. Almeno adesso.

Ad un certo punto, verso le cinque, per la prima volta, da quando siamo qui, un essere umano appare sul balcone sopra l'ingresso dove la bandiera italiana sembra sempre più irrequieta. Forse, visto il Faraone, non è un caso che a uscire sia una ragazza. Capelli lunghi e un abito blu. Dei fogli in mano. Solo il tempo di prendere un poco d'aria. Poi si tira dietro le ante delle finestre e scompare, nell'eterno pomeriggio dei meandri del Castello.

Tre giorni sono passati da quando Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio. Le dimissioni ancora non ci sono state. Sul marciapiede ora passano soprattutto signore slanciate sulla quarantina. Le figlie per mano. I pacchi nell'altra. Neppure uno sguardo al Castello. Sembrano convinte che quello che accade qua dentro non le riguardi per nulla. Poi un gruppo di suore. Sanno quello che accadrà più tardi? Sono a conoscenza, queste figure misteriose che attraversano la città, di cosa viene imputato il primo ministro? Il processo inizierà il 6 aprile e servirà a chiarire se Berlusconi ha pagato una prostituta minorenne per fare del sesso e se è colpevole davvero di concussione. Mancano 47 giorni. Con questi conti aperti, oggi Silvio Berlusconi è andato all'appuntamento all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. C'era l'annuale cerimonia dei Patti Lateranensi. Con lui anche Frattini, Letta, Tremonti e Angelino Alfano. Il Faraone e la Chiesa. Una santa alleanza. Tutto uguale a sempre. C'è una parete di ghiaccio che pare tenere tutti separati dalle proprie responsabilità. Quando, questa parete, si comincerà ad incrinare?

Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)

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