L'addio al cinema Metropolitan di via del Corso, la modernità e la questione dei diritti
Moderno, Maestoso, Metropolitan… Chi avrebbe oggi il coraggio di aprire una sala cinematografica con un nome del genere? Quando capita a una di loro sembra ancora più crudele la chiusura. Sarà perché per chi una volta arrivava in città col treno, quel nome, altisonante, era spesso il primo segnale di quel processo di emancipazione che lo attendeva: ferrovia, cinema, bagni pubblici, mendicanti e puttane. In un rito quasi di iniziazione verso l’urbanizzazione. Per questo la chiusura di una sala cinematografica non è mai solo un segno dei tempi e della tecnologia che avanza ma anche il sintomo di una regressione. Dalla cittadinanza, appunto, alla misera consolazione del virtuale cui a poco a poco ci stiamo tutti abituando, navigando su internet e scaricando film in solitudine con in più il timore di fare un’azione illegale, quindi da non-cittadino.
Confesso di non essere stato un assiduo frequentatore del Metropolitan. L’ultima volta risale a “Gran Torino” di Clint Eastwood. Che emozione sentire la sua voce, per quanto ne afferrassi solo poche parole. Eppure è uno di quei luoghi a cui mi sentivo legato. Il fatto di poter selezionare sul DVD l’opzione in lingua originale, non è la stessa cosa. Vuoi mettere la fruizione nel buio della sala con gli altri spettatori, spesso stranieri. Per la durata del film potevi provare la sensazione di essere in un’altra città. E alla fine del film, quando uscivi, ti veniva quasi ti apprezzare di più la familiarità con cui ogni cosa su via del Corso, ti attendeva. E adesso, appunto, che cosa ti attende? Nella riqualificazione dei centri storici c’è qualcosa di omologante a partire proprio dalla scelta dei materiali - gli stessi lampioncini, la stessa pavimentazione … - fino al cambio di destinazione d’uso che si abbatte come una scure su ogni locale su cui i soliti hanno messo gli occhi da tempo. Per questo non ci possono consolare le parole di chi prova a rassicurarci sul futuro che attende adesso il Metropolitan. Nella migliore delle ipotesi sarà ridotto ad una angusta sala per far spazio a una nuova attività commerciale.
“Vogliono farci tornare all’Ottocento”. Per quanto possa sembrare irriverente accostare al cinema questa frase, pronunciata dal segretario della Fiom, Landini, a proposito della battaglia dei diritti in fabbrica, invece spiega bene la minaccia che si cela dietro la scomparsa di ogni luogo della modernità. Ci vogliono far tornare a quando appunto non c’erano i cittadini, ma una moltitudine indistinta, con pochi diritti. Che per lo più si sentiva fortunata ad aver un lavoro e una casa e quel po’ di tempo libero lo passava a osservare vetrine, in cui era esposta roba per ricchi e persino a farsi una foto accanto a una bella auto di lusso per avere l’illusione momentanea di un possesso. O semplicemente di una vita più dignitosa.
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Commenti
Scritto da Stefano — 14 gennaio 2011 alle 11:59
Non sono un esperto cinefilo ma ho apprezzato perfettamente quanto descritto con cura e competenza. Mi sono sentito coinvolto coi pensieri espressi pur non avendo vissuto in prima persona quella specifica situazione, è un valore aggiunto della forza della scrittura. Quando c'è spessore della narrazione si può perdere "il grande pubblico", ma si raggiunge il bersaglio con maggiore intensità. Quindi Antonio complimenti e prendi questo mio commento come voto a sostegno di chi si impegna con amore incondizionato per quello che fa, condizione per non lasciare spazio a delusioni da mancato feedback. Del resto la qualità ha sempre fatto a pugni con la quantità, ma le ferite fortificano.
Scritto da Redazione — 19 gennaio 2011 alle 18:08
Un'assemblea pubblica il 24 gennaio, allargata a tutti i cittadini, per decidere le modalita' di una manifestazione il 25 gennaio in concomitanza con il voto sulla mozione di sfiducia al ministro della Cultura, Sandro Bondi. La hanno annunciata, nel corso di un'iniziativa nella sede della Fnsi a Roma, i lavoratori dello spettacolo, che ieri hanno occupato il cinema Metropolitan di Roma, rendendo noto che la prossima settimana, dopo la protesta al red carpet del Festival di Roma e la manifestazione al Teatro Valle, ci sara' un nuovo blitz. I lavoratori hanno anche annunciato la partecipazione allo sciopero proclamato dalla Fiom a Cassino il 28 gennaio. ''Ieri abbiamo messo in atto un'iniziativa per salvare il Metropolitan - ha spiegato Ilenia Caleo del movimento Zero punto tre - Abbiamo proiettato la 'Grande Guerra' e poi siamo usciti. Oggi ci dicono che stanno murando il cinema. E' il segno simbolico e pratico di come il governo si muove nei confronti della cultura''. Nel corso dell'iniziativa alla Fnsi e' stata sottolineata anche ''la grave limitazione del diritto di partecipazione delle persone sorde e di ogni cittadino alla vita sociale e culturale della Capitale'' che comporterebbe la chiusura del cinema Metropolitan a Roma, che proietta film in lingua originale con sottotitoli. (ANSA).
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