Il voto al Senato, la riforma Gelmini, le manifestazioni degli studenti e i soldatini di piombo
Scendo dall’autobus a piazza Venezia e supero largo Argentina. Nelle vetrine il bagliore degli ultimi giorni prima di Natale. Sotto i piedi, i sampietrini sono biglie giganti, costringendo la gamba ad un’andatura da ciclista. Mi dirigo verso Palazzo Madama, con il timore che la mia età, e lo zainetto sulle spalle, possano creare problemi il giorno prima delle manifestazioni e della ormai più che probabile approvazione del disegno di legge Gelmini, 22 dicembre 2010.
Visto da fuori, Palazzo Madama, sede del Senato, pare il guscio dove la testa della tartaruga si rintana quando sente il pericolo, e allora decide che non vale la pena rischiare e respirare ancora l’aria circostante ma, meglio è, accovacciarsi dentro se stessi, in una vita di cartapesta. Procedere avanti, senza ascoltare nessuno. Davanti il portone, sotto le due bandiere, europea e italiana, due guardie si appoggiano all’elsa delle loro spade. Il mantello nero e rosso restituisce loro un frammento di secoli precedenti. Sulla sinistra, un gruppetto di tre poliziotti. Polizia municipale. Cappello bianco in testa e visiera nera. Divisa blu.
Tra Palazzo Madama e piazza Navona c’è una piccola stradina. Sulla sinistra un ristorante e sulla destra la vetrina di un negozio. In basso tre scacchiere. Alzo lo sguardo e vedo dei soldatini di piombo che combattono tra loro. Soldatini romani insieme a samurai giapponesi, vichinghi insieme alle giubbe blu. Sembra udirsi il suono ritorto della folla. Le angosce e le sue più peculiari grida di un ultimo gesto. Mentre scrivo appunti sull’agenda, vedo che due poliziotti mi guardano, calcolando ogni mia mossa, presente e futura, pronti ad arginare ogni improvvisa azione fuori norma. Perché tutto sia ordinato, perché tutto non sfugga. Chiudo l’agendina e la rimetto nello zainetto, ora per terra. Faccio per andarmene e, con le spalle a Corso Rinascimento, inizio la mia marcia verso casa. Le cuffie solitarie nelle orecchie. Ripenso, con inquietudine, a quei soldatini dietro la vetrina. Tengono le braccia alzate e tese. E graffiano e urlano.
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Commenti
Scritto da Jack — 28 gennaio 2011 alle 18:35
bella l'immagine dei soldatini di piombo che descrive più di tante parole la condizione di totale impotenza dei giovani, studenti e non, di poter far sentire la propria voce nel contestare una legge che ignora ogni tipo di progetto costruttivo per il nostro futuro...non ci sarà un'università migliore, non ci sarà meritocrazia, non ci sarà un bel niente!! ci saranno solo migliaia di studenti e ricercatori che pagheranno di persona gli sbagli di una politica esclusivamente autoreferenziale, ottusa e suddita di quei piccoli uomini che occupano senza diritto i palazzi del potere. Che tipo di paese è quello in cui non si scommette sui giovani e sulle loro potenzialità??? Che paese è quello in cui chi governa non è disposto ad ascoltare la voce dei propri cittadini, resi muti e impotenti come quei soldatini esposti nella vetrina? Abbiamo il diritto di manifestare le nostre idee e vogliamo che queste siano prese in considerazione!
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