Felicità a largo Argentina in tempo di crisi
“… will you tell me when the lights are fading, Cos I can’t see I can’t see no more…” Non si sente più niente, forse è scarica la batteria del mio iPod… peccato, mi piace così tanto questo canzone di Amy Macdonald. Però meno male che mi ha fatto svegliare e che mi sono ricordata che devo scendere. Permesso, permesso… Uffa, finalmente giù dall’autobus, sono arrivata a largo Argentina. Che strano luogo che è questo, il suo nome, il dislivello al centro, la torre medioevale… ha un’aria di mistero, di sangue, di leggenda… ho letto da qualche parte che è il sito archeologico più densamente sacro che esista al mondo, nello spazio di poche centinaia di metri ci sono le rovine di 4 templi di divinità antiche. E poi tutta questa gente che passa distratta, credo che a nessuno importi che più di 2mila anni fa è proprio qui sotto che hanno assassinato a pugnalate Giulio Cesare. Ma come è incredibile la vita in questa città, passo dopo passo puoi respirare i secoli e la storia come in nessun altro luogo. Guardo l’orologio: 9.32, come vola il tempo; mi devo sbrigare a prendere il tram 8, tutto di fretta.
Attraverso la strada e… il tempo si ferma un’altra volta… guardo e vedo una donna: “mamma Africa”, una tipica mamma africana, cicciotta, di quelle che si vedono su “Wild life”… balla e danza e tiene in mano un grande foglio dove è scritto “sono povera, ma felice“… la guardo bene, davvero si vede che é felice, occhi sorridenti e il ballo che trasmette energia, felicità di essere viva. Guardo l’altra gente che passa, tutti vestiti bene ordinati, donne appena uscite dal parrucchiere, uomini nei loro completi impeccabili, studenti vestiti di marca… però il loro viso è scuro, arrabbiato, in fretta… guardo di nuovo la donna africana e mi lascio portare via dalla filosofia del mio pensiero… bella mossa, ha scelto proprio un luogo adatto, nell’angolo tra il Teatro Argentina e corso Vittorio, mi vengono in mente i versi di una bella poesia di Mihai Eminescu (“Privitor ca la teatru. Tu în lume sa te-nchipui”)… e mi chiedo: la felicità, che vuol dire?… lei è felice… è povera… e la gente si lamenta per la crisi…
Ed è qui a largo Argentina, uno dei tanti centri di Roma, che la gente sembra ancor meno felice, forse perché non c’è lo spazio per fermarsi, riflettere, forse perché non è una piazza… e solo lei, mamma Africa, sembra apprezzare la vita, con la consapevolezza di esistere a prescindere dai soldi, dalla fortuna… solo lei è capace di stare ferma, in silenzio, e poi ridere da sola, improvvisa… mentre il cielo è chiuso come in un anfiteatro, e splende come tutti noi, anche se non ce ne accorgiamo, con la sua torre proiettata verso le nuvole… non la guarda nessuno, come nessuno guarda gli scavi… qualche turista indugia per qualche minuto, ma non capisce, si affascina per i gatti che sono veramente tanti… Quando studiavo all’università e stavo in un collegio con ragazzi africani, non gli ho mai visti depressi… mi sono ricordata che anch’io, tempo fa in Romania, quando non avevamo tutte queste cose, i vestiti di marca, il mangiare buono e la possibilità di farlo solo per il gusto, eravamo più vivi dentro, sognavamo di più, leggevamo e parlavamo con piacere di filosofia, di letteratura, ore e ore ad un caffè con Plotino, con la musica folk, coi Pink Floyd… parlavamo di noi, dell’anima… mi chiedo allora che cerco anche io qua… il benessere? i soldi? Il piacere?... e per che cosa, per morire prima dentro? No! Sono qui per la bellezza di questa città, per la profondità dei suoi occhi e che ora sono anche i miei… E mi ricordo di “Run” la melodia che ascoltavo prima… è davvero il momento di “run”… e il tram 8 è arrivato… non a caso, a largo Argentina.
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Commenti
Scritto da Francesca — 19 dicembre 2010 alle 16:31
leggere un articolo e riconciliarsi, grazie perché hai saputo tradurre le mie sensazioni
Scritto da Daniela — 20 dicembre 2010 alle 20:10
Lavoro a Trastevere, ed ogni volta che passo di la ho lo stesso pensiero……purtroppo la vita è cosi!!!
Roma e bella!
Scritto da Luca — 20 dicembre 2010 alle 20:40
Ma come si fa a camminarere per le vie di questa città e solo pensare anche per un attimo di distruggerla, di imbrattarla, di ferirla. Ancora ho negli occhi le immagini degli studenti del 15 dicembre; non è acettabile, neanche durante la guerra, neanche i barbari, ma che gli passa per la testa a questi giovani? Eppure dovrebbero avere una sensibilità al bello.
Scritto da Michele — 20 dicembre 2010 alle 20:47
Luca, ma che c.... stai dicendo. Non hai capito niente. Non siamo noi giovani a distruggere Roma, ma i politici italiani di destra e di sinistra che pensano solo al potere e ai soldi, e sono pure ignoranti (guarda Di Pietro e Bossi). Vieni anche tu il 22 in piazza che ci divertiamo!
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