Tra i Parioli e la moschea, i simulacri invecchiati, il desiderio di isolarsi e la città nel suo letto sgualcito

di Federico Pace — 20 settembre 2010

 

Non si ferma nessuno. Tutte le macchine passano e si infilano nel verde e più sù, per le stradine con i nomi di attori cinematografici. Qui attorno le casette, arroccate tra le salite, sono l'eredità di un'economia e di una società che non ci sono più. I giardini, i teli verdi ai portoni e, più in alto ancora, le case di riposo. Simulacri invecchiati di quel desiderio che, ritorna ancora più vivo, di isolarsi e appartarsi. La illusione di potere lasciare gli altri e i meno fortunati il più lontano possibile. Di relegarli laggiù, là sotto, dove la città si tormenta, ogni giorno, nel suo letto sgualcito. Guardi l'edificio della moschea che cuoce sotto il sole in un sabato di fine estate. Per l'aria che tira oggi, ti viene quasi da stupirti che sia stato un italiano a progettarla più di trent'anni fa. Il parcheggio di fronte è un arenile svuotato.

Un italiano che progetta una moschea? Se ci pensi bene, non c'è niente di più naturale. Una città cresce solo se è capace di accogliere gli altri e di favorire gli scambi. Ma te li immagini i guai che passerebbe ora un italiano che volesse progettare la moschea di Milano? Se la faranno mai, la moschea a Milano. Il vicesindaco del capoluogo lombardo ha detto che è necessario un referendum prima di autorizzare la costruzione del luogo di culto. Il sondaggio come strumento per costruire le comunità. Chissà cosa direbbe Sandro Pertini che qui, nel 1984, quando era presidente della Repubblica, era venuto a depositare la prima pietra.

Poi, pensi di andare a vedere dentro. Cominci a camminare e ti fermi al cancello a confabulare con il guardiano dentro la garitta. Torni indietro più affaticato di prima. Per il caldo e per la delusione. E' troppo tardi, niente visite, solo la mattina di mercoledì e sabato, ti risponde il guardiano mentre parla al cellulare. Ti aspettavi di più? Forse un invito a entrare? Sui testi che raccontano in quale atmosfera si giunse al completamento dell'opera, si ricorda come l'inaugurazione, poi celebrata nel 1995, venne rinviata di mese in mese. "Segno evidente che sussistevano problemi di ordine politico, diplomatico e fors'anche culturale". Giri intorno per un poco. Poi torni indietro e ti fermi a guardare attraverso le lance verdi della recinzione. Irene Pivetti, la giovane leghista presidente della Camera dei Deputati, che poi intraprese una carriera televisiva da casalinga-trash, fu tra quelli che si oppose alla moschea. Nel 1994 presenziò persino a una messa del circolo Lepanto contro l'inaugurazione. Era uno dei tanti annunci di quello che sarebbe venuto dopo. Ancora pochi passi nel parcheggio desolato. Poi è tempo di andarsene. La sera avanza tra i Parioli e la moschea. Rabbrividisci un poco per il vento che si è alzato d'improvviso. Più in basso, la città ha già ripreso a tormentarsi.

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