La scelta della facoltà, la città universitaria della Sapienza, le traiettorie e la scheggia di futuro

di Matteo Sarlo — 6 settembre 2010

 

Le vie dritte sembrano tirate via col righello ma non c’è nessuno a seguirne le calcolate traiettorie all’Università di Roma la Sapienza. Il tre settembre sembra un tempo troppo in anticipo. Solo io e il mio amico all’interno del grande villaggio. È lui che deve scegliere. È lui che, uscito ora dalle superiori, è costretto a dividere e spezzare e tagliare con forza tutto quello che ha imparato precedentemente, cultura generale la chiamano, per capire a quale unica conoscenza fare posto. Ora non c’è più spazio per diverse piccole camerette, solo un grande salone e centinaia di invitati dove devi imparare a conoscere ogni minimo dettaglio o angolo se decidi di rimanere. L’indecisione è forte ma la prima scelta è Scienze Naturali, a seguire Economia. Niente settore umanistico, mi dice Lorenzo, scherzando un poco con me che ho scelto Filosofia due anni fa.

Un senso di irrealtà mi invade davanti alla fontana rettangolare - in mezzo la dea Minerva o Atena. Mi ricordo che Atena è figlia di Zeus e Metis, l’intelligenza pura. Forse tutte le vie rette, i palazzi squadrati, senza un minimo accenno di curva o smussamento morbido degli angoli, sono un prolungamento della calcolata ragione delle due dee, la madre e la figlia. E proprio davanti al rettangolo d’acqua mi rendo conto che il mio futuro non è affatto un quadrilatero. Non ho idea di quello che tutti noi, ed io, faremmo tra cinque o dieci o venti anni. Non ho idea se questi cinque anni saranno serviti o pure no. Non ho idea di chi saremo.

Sulla sinistra, guardando il rettorato, c’è Geologia e Mineralogia. Dietro, seminascoste, Zoologia e Storia della medicina. Davanti a Scienze politiche su un muretto con una striscia d’erba curata c’è affisso un cartello con elencate le dieci regole da seguire per dare da mangiare ad un gatto. “Non sarebbe male ritornare al Liceo eh?” Mi dice. Magari, rispondo. Anche se sarebbe meglio una scheggia di futuro. Anche solo una minuta scheggia. Ma questo lo tengo per me.

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