I lucchetti di Ponte Milvio, la liturgia minorenne, la croce di Costantino e l’illusione condivisa
Pare un rituale antico, o culto pagano. Una liturgia minorenne commessa per sentirsi un poco meno fragili, sulle acque mosse del Tevere. Il vento alimenta la corrente di sotto e sul ponte quattro ragazze si divertono a leggere i nomi su ciascun lucchetto. Qui vengono per appendere il proprio vincolo simbolico, come promessa o patto o legame dal quale nessuno dei due dovrà mai svincolarsi. O come scommessa e sfida, che mai uno dei due dirà all’altro " è finita, mi spiace".
Dal duemilasette il comune di Roma ha installato tre file di ganci sotto i lampioni di ponte Milvio, per evitarne la caduta. Su ogni fila una mescolanza di frasi e dichiarazioni, date e soli nomi. "Alessia e Iacopo 27/ 05/ 2010", "Lorenzo e Tiziana per sempre". Ce ne sono anche di più coraggiosi:"Camilla e Giorgia". Sul marmo sporco del parapetto invece frasi intere "Eppure mi hai cambiato la vita", "Sei il mio Peter Pan". Ogni minuta frase, o singoli nomi, posti nel tentativo di non oltrepassare la soglia che separa la realtà, il presente, dal racconto, il passato. Perché ciò che è non diventi mai ciò che è stato. Un lucchetto più grande e ironico degli altri offre la scritta "Lotito Vattene". Una frase tra tante pare distinguersi, uscire via dal quadro: " Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano, ma amici mai…".
Secondo la leggenda è qui che Costantino ebbe la visione di una croce greca con la scritta "Εν Τουτω Νικα”,o, “in hoc signo vinces”, “e con questo vincerai”. E la visione della scritta lo ha reso certo dell’esito della battaglia. Lo ha reso certo che non era finita. Che c’èra ancora tempo. Forse la stessa convinzione o speranza di tutti coloro che agganciano i loro lucchetti; che ci sia ancora tempo.
Questo articolo è archiviato nelle categorie Percorsi. Puoi lasciare un commento e seguire i commenti a questo articolo sottoscrivendo il Feed RSS.
























Scrivi un commento