Il lungomare di Ostia, un angolo di strada, una bottiglietta d'acqua e l'arrivo dell'estate
Nelle mattine feriali, le prime della stagione balneare, il lungomare di Ostia è un insieme di spazi vuoti, ampi, in cui spiccano i colori dei ciclisti e quelli delle prostitute. Al capolinea della Roma-Lido, uscendo alle 7.30 da carrozze spesso deserte e percorrendo prati e viali laterali, l’occhio si perde attraverso le carreggiate della Colombo, fino al piazzale, la balaustra sul mare. È zona di confini: Castel Fusano e Ostia, città e spiaggia, piogge da poco terminate ed estate appena cominciata.
L’immobilità del paesaggio è animata da un’idea sottesa di preparazione: gli sportivi si allenano sui campi di sabbia, da alcuni stabilimenti provengono le note pioniere di musiche esotiche, in altri gli operai sono intenti al rinnovamento. I lavori in corso caratterizzano anche le ville: camminando al di qua dei cancelli, il rumore delle trivelle si intreccia ai latrati dei cani da guardia, un sottofondo cadenzato che interrompe il silenzio. Suoni ritmici accompagnano ugualmente le macchine ferme ai semafori: allo scattare del verde, rombano i motori; le auto passano, e la calma è pronta a tornare.
A un angolo di strada, dove la regale Isabella di Castiglia incrocia il vescovo suo confessore Alessandro Geraldini, nelle vie che ne portano il nome, da metà mattinata appare la figura fissa di una giovane donna, capelli neri e mascella quadrata, la cui presenza vistosa di colori sgargianti – e zoccoli alti, autoreggenti, gonne invisibili, trucco pesante – si scontra con la quotidianità e l’ovvietà del suo essere lì, in piena luce, in un punto in cui per i passanti, benché radi, è normale camminare. Una bottiglietta verde d’acqua "Sveva", identica nel susseguirsi dei giorni, prende il posto della donna quando lei si allontana; come a dire: «Torno subito», o semplicemente: «Ho sete, è arrivata l’estate».
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