Il sorpasso della Roma, il miracolo di Claudio Ranieri e l'arte della metafora

di Federico Pace — 12 aprile 2010

In questo pomeriggio domenicale di metà aprile, quasi tutti se ne stanno all'aria aperta. Ci sono i bambini che hanno ancor più voglia di mettersi a giocare a pallone. Ci sono i figli, con le sciarpe giallorosse al collo, che vanno in giro per strada al fianco dei padri senza più mostrare l'insofferenza di chi è già cresciuto e non può più aspettare. Ci sono le ragazze che ridono. Sembra arrivato il tempo per quella gioia leggera che ti sa restituire il calcio quando scavalca il muro delle preoccupazioni della vita.

La Roma ha superato l'Inter ed è prima in classifica. Ma le persone non sembrano prese da frenesia o eccitazione come è successo altre volte. Le diresti, casomai, alleggerite. Quasi, definitivamente, rasserenate. Quasi che tutti, alla fine, abbiano ricevuto una buona notizia, dopo che per lungo tempo si erano preparati a sopportarne una bruttissima. Deve essere merito di Claudio Ranieri. Di quell'allenatore un po' troppo sottostimato e che, emblematicamente, venne cacciato dalla Juve, solo un anno fa, con lo stesso gelo indifferente di un'amante che non t'ama più o che non t'ha mai amato.

Quando cerca di spiegare le cose, Ranieri usa spesso delle metafore. Forse lo fa per se stesso, per aiutarsi a comprendere e sopportare la realtà. Forse lo fa per i giocatori. Fatto sta che prima ancora che cominciasse la grande rimonta, per dire della lunga serie di partite che l'aspettava, aveva cominciato a parlare di un "curvone". Solo dopo si sarebbe capito quale destino aspettava la Roma, aveva detto. Prima di giocare con il Siena aveva detto: "abbiamo messo in tavola un bel pranzo, ora dobbiamo decidere se mangiare o se lasciare tutto lì". Poi infine, prima di Roma-Inter a chi lo accusava di aver giocato in maniera troppo difensivistica le partite precedenti, aveva risposto che in quel momento era "come avere un orologio che può andare a cento metri in profondità, però tu sai che la cassa non è più ermeticamente chiusa, per cui entra acqua. Tu che fai? Scendi a cento metri o aspetti che si ripari? Sta tutto qua." Ora che sta arrivando il tempo delle vittorie e dei sorpassi, è facile pensare che Ranieri, non voglia prendersi alcuna rivincita. Come l'innamorato che è stato ferito non cerca alcuna vendetta, sta solo aspettando di potere dimenticare tutto il dolore sofferto ed essere, infine, davvero felice.

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