La maratona di Roma, l’arrivo a via dei Fori Imperiali e la resistenza dei nuovi asceti urbani.
Ora sono tutti esausti, avvolti nel mantello d’argento. Si rincorrono, si abbracciano condividendo una gioia che difficilmente chi non ha partecipato almeno una mezza maratona può capire. E’ il popolo dei maratoneti. Un popolo strano e particolare. Il tratto che li contraddistingue, attraverso il quale spesso riesci a riconoscerli anche quando indossano abiti normali, è l’asciuttezza. Da asceti urbani. Occorrono tanti sacrifici per raggiungerla.
Ci sono giorni che anche solo per comprare un paio di calzini, entro in uno di questi negozi per runners che si trovano in giro. Lo faccio per poi con una scusa qualsiasi riuscire ad attaccare bottone con i titolari. Quasi sempre si tratta di ex atleti che, fieri, si mantengono ancora in forma. “Ripetute, 4’ a chilometro. Sforzo aerobico. Solo carni bianche. Pasta in bianco e parmigiano, con olio a crudo.” Butto lì, distrattamente, qualche espressione del genere pur di conquistarmi la loro stima. Allento la presa solo quando, forse perché mossi a compassione, dandomi una pacca sulla spalla arrivano a dirmi: «Allora sei dei nostri».
Solo allora, con quei calzini nuovi in tasca, me ne vado. Con una espressione compiaciuta. La stessa che penso di avere adesso aggirandomi tra tutti questi volti che nemmeno conosco. Da un pezzo ho cominciato a fidarmi solo di loro. E’ difficile prendere una fregatura da persone così. Da una parte ci metto loro e dall’altra le facce gonfie, di plastica, di chi tradisce sempre una eccessiva ingordigia finalizzata neanche più all’accumulo quanto a divorare ogni cosa in fretta. Nel panorama desolante in cui ci tocca vivere, rappresentano un nuovo fenomeno di resistenza: in gruppo, ma a volte anche da soli, corrono con qualsiasi tempo. Stringono i denti. Sono capaci di una autodisciplina da far impallidire persino i preti più virtuosi. Non parliamo dei politici. Con il loro esempio riattivano il principio del rispetto delle regole. Dei regolamenti. Provate prima di una gara, anche solo una stracittadina di sette chilometri, ad avvicinarne qualcuno offrendogli chissà quale intruglio per correre più veloce. Il novantanove per centro delle volte, potete star certi, vi sentirete dire: «Preferirei di no.»
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