La neve a Roma e il pianeta gelato
Dal cielo, fiocchi leggeri hanno preso a galleggiare nell'aria. Hanno le sembianze di piume, petali e coriandoli. Lenti, lentissimi si depongono sulle foglie dei sempreverdi. Sulle lamiere delle vetture. Sulle carcasse dei secchioni delle immondizie. Sui sellini dei motorini parcheggiati sui marciapiedi. Fermi ad un incrocio, ammutoliti, due bambini si guardano intorno come astronauti ai loro primi passi su di un pianeta gelato.
Un'automobile è ferma al semaforo. La luce è verde. Ma non parte. Dentro si vede una donna al volante. Dietro di lei non c'è nessuno. E' come chiusa in una bolla temporale. Sospesa. Immobile a guardare il precipizio di quei fiocchi. Al di là del finestrino, nel chiuso della sua vettura, gira il volto verso l'alto, e mentre risale con lo sguardo verso il cielo, sembra perdersi per sempre in pensieri inaccessibili.
Un giovane nigeriano, che di solito incontro per queste strade, con in pugno le tante paia di calzini bianchi chiusi nel cellophane, cerca riparo sotto i cornicioni. Questo è proprio un altro mondo, deve pensare. Una donna si scansa di lato quasi a prendere le distanze. Il ragazzo neppure fa caso a quel gesto e comincia a trafficare con le sue buste. Quando ha finito di infilare tutto nella borsa e richiuso la zip, sembra concedersi anche lui una pausa per guardare. Dopo qualche secondo però si mette di nuovo in cammino. Solo in terra, le impronte che lascia alle sue spalle, si possono mescolare con quelle degli altri che, nonostante la neve, hanno ripreso a correre.
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Commenti
Scritto da Andrea Palazzi — 17 febbraio 2010 alle 17:09
Ciao Federico, complimenti per l'articolo!Come sempre riesci a farmi viaggiare d fermo!!!
Sono Andrea Palazzi, il ragazzo dell'intervista per la tesi di laurea...ti ho scritto un'e-mail (a federico.pace@senzavolo.it)qualche tempo fa, che ti "giro" di nuovo...mi dispiace disturbarti proprio qui...perĂ² bisogna insistere in qualche modo!:):):)
Complimenti ancora per il sito...
Un abbraccio
Andrea
Scritto da Antonio — 28 maggio 2010 alle 08:33
Guardo queste foto e penso al libro di Cormac McCarthy, The road.
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