La chiesa ortodossa di Santa Caterina d'Alessandria, i crocicchi di umanità su via del lago Terrione e le voci di un canto
Le donne hanno quasi tutte il fazzoletto legato sotto il mento o ancora intorno al collo. Camminano spedite eppure con prudenza tra le buche bagnate di via del lago Terrione, una via corta tra le curve di Monte del Gallo. Lì in fondo, nell'angolo estremo del parco di villa Abamelek, c'è, e non si può non notare, la nuova chiesa di rito ortodosso russo dedicata a santa Caterina d'Alessandria. La vedete subito: è celeste come le case delle favole, è bianca come le terrazze sul mare, è dorata come le cupole di Mosca. Oltre a vederla la sentite anche: da quasi dieci minuti, il campanaro, un ragazzo col giubbotto firmato, libera nell'aria un richiamo dal ritmo anomalo per chi è abituato alla “musica” dei campanili cattolici.
E' il pomeriggio del 6 gennaio e secondo il calendario giuliano per i russi ortodossi è la vigilia di Natale. Il viavai dei fedeli infatti è più intenso del solito. Sono soprattutto donne alte e bionde. Donne che parlano la lingua madre e probabilmente si rincuorano sorridendo per non essere in ritardo: sulla balconata delle chiesa riconoscono da lontano l'igumeno Filipp ancora vestito di nero che parla al cellulare. Dalla parte opposta arriva un gruppetto di bengalesi, bassini e olivastri, che scendono con in spalla le rose appena divise in mazzetti. Vanno verso i ristoranti di via Gregorio VII, di San Pietro, di Prati, brulicanti di turisti e di persone sfiancate dai saldi. Forse soltanto il proprietario del ristorante veneziano con veranda sulla strada potrebbe dire quante volte fino ad oggi, sicuramente tante, quelle persone, le ucraine e i bengalesi, si sono incontrate senza vedersi.
Dai piedi di monte del Gallo, il riverbero delle campane ortodosse e il sottofondo del traffico. Un'ambulanza sfreccia verso l'ospedale santo Spirito. Inconfondibile, giunge il suono di altre campane, quelle dal tocco grave e pesante di San Pietro, la cui cupola è proprio lì, maestosa ed eloquente, in linea d'aria con le croci slanciate della chiesa del patriarcato di Mosca. Deve essere un bel parlarsi, tutto il giorno. E forse proprio per questo, qui, in via del lago Terrione, il Natale dura più a lungo, sia per i credenti, sia per i non credenti. La sensazione di passare da un Natale all'altro è molto forte e non manca di fascino. Si celebra la nascita dello stesso bambino, ma due volte, a distanza di due settimane, il 25 dicembre e 7 gennaio. Chissà se le donne dell'Ucraina e della Bielorussia che lavorano a Roma, entrate in chiesa col fazzoletto sulla testa, hanno potuto festeggiare il loro Natale visto che in Italia non è festa nazionale. Intanto, il coro della divina liturgia della vigilia all'interno della chiesa dalle cupole dorate ha iniziato il suo canto. Da fuori si sente appena. Anche i bengalesi rallentano per capire da dove arrivano quelle voci.
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Commenti
Scritto da stefano — 29 gennaio 2010 alle 21:02
bellissima
Scritto da Piramide9 — 23 giugno 2010 alle 09:37
Bellissima - ma... celeste, o: VERDE?!?
Scritto da salve — 20 novembre 2010 alle 20:06
voglio parlare con vescova che aparteni di rusia sono a roma mio nr 3297349292 grazie
Scritto da ioan — 21 novembre 2010 alle 18:50
parinte am venit astazi la biserica dar na mai stat sa vrb cu arhimandritul eam cerut binecuvintare in italiana si am plecat am vrut sa vrb cu sf ta dar nu vam vazut si am plecat vreu sa va intreb eu am venit cu documentele la mine va rog foarte mult sami dati un rasp ce ati vrb cu arhimandritul in privinta mea va multumesc petru intelegere si astept raspunsul la adresa pricopioan09@yahoo.it
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