Un giro su via San Giovanni, la gay street, i simboli religiosi e gli imbarazzi ideologici di Alemanno

di Federico Pace — 7 settembre 2009

Via San Giovanni in Laterano è una lunga strada in lieve dislivello dove si mescolano il sacro e il profano. A farla tutta puoi impiegarci dieci minuti. Se parti da San Giovanni ti lasci alle spalle la Basilica e i due militari con il fucile spianato davanti alla sede diplomatica palestinese. A destra c'è l'Addolorata, l'azienda ospedaliera. Poi i cartelloni pubblicitari lungo un alto muro di cinta. Una frutteria. Il portone verde della scuola infermieristica delle suore della misericordia. Un convitto. I bar. Una libreria. Le figurine di Padre Pio, le lavagnette dei locali che offrono un piatto di amatriciana a 5 euro e cinquanta centesimi e un tiramisù fatto in casa a quattro euro. Qualche madonnina incorniciata.

Le saracinesche dei locali e dei negozi sono quasi tutte tirate giù. Sui sampietrini passano pochissime vetture. Suonano le campane della Basilica di San Clemente. Una delle più belle. Si vede il Colosseo. Poco più avanti c'è una buona pizzeria napoletana. Poi i locali. Ora però non c'è proprio nessuno. A dominare è un certo senso di abbandono e mestizia. Questa strada ora la chiamano "la gay street di Roma". Non lo sapevi neppure. Lo hai scoperto da quando qui a Roma sono riprese le aggressioni contro chi è "diverso". Prima contro alcune ragazze. Poi è toccata agli uomini. E i gesti di alcuni sembrano echeggiare quello che dicono ("Chi non è uguale a noi va respinto") gli uomini che siedono oggi sulle poltrone del potere.

Le campane continuano a rintoccare. Il sole ora ha rinunciato al suo furore agostano. Il sindaco Alemanno, qualche giorno fa, ha incontrato i rappresentanti della comunità omosessuale, poi ha chiesto una legge che "introduca le aggravanti per i gesti di intolleranza sessuale". Quella del sindaco è una scelta ideologica o al Comune hanno sotto mano analisi relative alla efficacia degli strumenti di lotta ai reati di intolleranza sessuale nei maggiori centri europei? Il sindaco si è rifiutato di dare il patrocinio del Comune al Gay Pride. Un sindaco si occupa solo di sicurezza o anche della "cosa pubblica"? Nella sua testa può esserci spazio, oltre che per l’idea dell'ordine, anche per strategie innovative per aiutare i cittadini ad apprendere l'arte della "tolleranza e della comprensione"? Quello di Alemanno è imbarazzo, piccolezza o poca lungimiranza? O forse è così che i politici di questa generazione desiderano le città? Forse è così, "deserte, ingrigite e ammutolite", che a loro piacciono le metropoli?

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