La passeggiata al parco degli Scipioni, un ricordo di Jolena Baldini e il mestiere di scrivere di quelli del Paese Sera
Esce dal palazzo di piazza Galeria, volta a destra su via Latina. Leggera, spedita e forastica arriva fino alle Mura Aureliane, passa sotto Porta Latina e subito a sinista entra nel parco degli Scipioni. Qui il suo passo si fa placido e attento, va sull’erba, sul terreno soffice che sa di campagna, all’ombra dei pini alti e magri. Da casa sua saranno 500 metri, 5 minuti il tempo che c’impiega. Forse un po' di più per via dell'età. La immagino così, impegnata in una delle due cose che non mancavano mai nella sua giornata, come mi disse tanto tempo fa: camminare sull'erba. L’altra era scrivere qualcosa sul quaderno, anche solo un aggettivo, magari quello esatto per descrivere la fine dell’estate a Roma. Scrivere per Jolena Baldini, alias Berenice, era il mestiere amatissimo, giornalista dal 1948 a Paese Sera, ma prendere appunti ogni laico giorno aveva a che fare col desiderio tenace e gentile di non perdere nemmeno una sillaba di ciò che vedeva e sentiva nella sua Roma, città acquisita. Camminare su un prato, anche quello dell’aiuola in cortile, era invece il suo modo letterale di stare con i piedi per terra, su una terra morbida e lavorata che la riportava al mondo contadino conosciuto nel paese toscano dov'era nata nel 1921, Montepiano di Vernio, e mai scordato.
Da giovedì 3 settembre Jolena non c'è più. Ha chiuso gli occhi per dormire e poi nella notte per sempre. Era nel suo appartamento del quartiere Appio Latino. Un appartamento fatto di quadri, di servizi da tè timbrati URSS, di bambole d'epoca con i dentini, di libri e cataloghi d'arte; risonante di un passato pieno d’incontri e telefonate con i protagonisti della cultura della seconda metà del Novecento, da Eugenio Montale a Renzo Vespignani, da Anna Magnani a Giorgio De Chirico, da Pier Paolo Pasolini a Renato Guttuso. Jolena ha passato molto del suo tempo al telefono, anche al giornale: sotto il titolo della storica rubrica d’arte e cronaca mondana Settevolante c’era il numero di redazione al quale contattarla. Pittori esordienti e galleristi, ma anche editori, scrittori e artisti noti chiamavano col cuore in gola la giornalista contraddistinta dalla treccia disegnata da Guttuso. Foto di lei quasi non esistevano, come oggi credo, nonostante Guido, suo primogenito, sia un fotografo.
Giovedì 3 settembre, l’ultimo giorno di vita di Jolena, la città era calma e l’aria tenera: traffico sparpagliato, qualcuno fuori dalla gelateria all'angolo, la luce aranciata nella prima fascia di cielo e sotto i lampioni, Il Tevere d'oro, proprio come il titolo del romanzo pubblicato da Jolena nel 1994. Negli ultimi tempi le sue passeggiate s’erano interrotte: più niente, né nel parco degli Scipioni, né in cortile. La scrittura no, quella aveva camminato lo stesso grazie a Jacopo, il secondogenito, che ha raccolto l'autobiografia della piccola madre dalla treccia lunga sul cuscino. “Sentirsi in questa Roma come i cristiani dovrebbero sentirsi in questo mondo: di passaggio”. Lo diceva un personaggio del Tevere d’oro. Chissà se per Jolena è stato così.
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Commenti
Scritto da Roberto Puglielli — 15 settembre 2009 alle 08:34
Berenice,alias Jolena Baldini, La sua rubrica d’arte e cronaca mondana andava molto forte. In redazione Berenice era quasi sempre al telefono, molti la Chiamavano per avere uno spazio nella sua rubrica, pittori, librai, galleristi, fotografi, erano tutti in gara per farsi pubblicare.
Ricordo che alcune volte sono andato a casa di Jolena Baldini per ritirare il materiale utile all’impaginazione della sua rubrica “Settevolante”. La sua casa era una galleria d’arte, c’erano quadri in tutte le stanze, era la prima volta che vedevo pareti interamente coperte di quadri di tutte le dimensioni.
Il fatto che Berenice apparisse sempre di spalle, con la treccia fino al fondo schiena, e solo disegnata, aveva creato una sorta di mistero, molti pittori esordienti che arrivavano in redazione con le loro opere, chiedevano se era possibile vedere Berenice, dicevano..”Si può vedere?”
Soltanto una persona è riuscita a far apparire Berenice di fronte, un giorno all’Improvviso sul “Settevolante” al posto della solita treccia disegnata da Renato Guttuso, una foto di Jolena presa di fronte, con dietro di lei una sua grande amica che la tiene ferma costringendola a farsi fotografare, e con la promessa di pubblicarla la foto. Questa sua grande amica era
Anna Magnani, solo lei poteva riuscire a tanto.
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