Tra Roma e Madrid, diciotto anni di lavori della metro e la rivelatrice differenza del numero di linee
Arrivai a Madrid per la prima volta il Natale del 1991. A Roma era stato inaugurato da un anno il prolungamento della linea B, da Termini a Rebibbia; a Madrid non era finita la linea 6, la Circular, un anello che circonda la città unendo le altre 5 tratte. Sono passati 18 anni e io sono di nuovo a Puerta del Sol, dove c’è la torre con l’orologio che batte le famose “campanadas”. Qui ogni Capodanno sono puntate tutte le tv spagnole per riprendere i dodici rintocchi che sanciranno la fine e l’inizio del nuovo anno e tutti inghiottono a ogni tocco un acino di uva: è il rito beneaugurate. Sono passati 18 anni e anche qui ci sono i lavori della metro come a Viale Libia a Roma.
Qui a Madrid hanno appena inaugurato la nuova stazione: un importante nodo di interscambio che collega la metropolitana cittadina con i treni regionali delle Cercanias. Stanno finendo di ripavimentare la piazza. Sottoterra c’è ora la più grande hall sotterranea del mondo, 207 metri di lunghezza, 20 di larghezza per 15 di altezza, un museo con i reperti trovati durante gli scavi e una mostra fotografica sui 5 anni di lavori. L’hanno costruita sotto i palazzi, nella zona più antica e popolosa della città, districandosi tra fondamenta di edifici, resti di antiche chiese e deviando le vecchie fognature, la rete elettrica e quella del gas. È stata costruita in 5 anni: e quello che a noi sembra "poco tempo" per gli spagnoli è un periodo inaccettabile. Responsabile dei lavori era il Ministro dei trasporti che è stato ripetutamente criticato dal sindaco di Madrid, che ha fatto anche notare come nello stesso lasso di tempo il comune avesse costruito altri 90 chilometri di metropolitana. Anche qui ci sono i lavori della metro, ma sono diversi dai nostri. Se passi vicino a un cantiere niente è nascosto alla vista, dietro le reti si vedono gli operai, camion che entrano ed escono, scavatrici all’opera.
A Roma nei vari “Scavi archeologici Metropolitana di Roma” o “Stiamo lavorando per te, grazie”, alte mura circondano i cantieri donandogli un’aura di mistero. Che succederà lì dentro da 20 anni? Quante persone ci lavorano? Cosa fanno? Non ne sappiamo niente. Diciotto anni fa a Roma stavano terminando il tratto Termini-Rebibbia. Oggi è finito. Diciotto anni fa a Madrid avevano quasi finito la linea 6, oggi hanno 15 linee, 293 stazioni su 283 chilometri di binari. In 12 stazioni puoi prendere libri in prestito, ne hanno 100.000. La metropolitana di Roma ha due linee, A e B, 49 stazioni ed è lunga 39 chilometri. Qualcuno si porta un libro da casa.
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Commenti
Scritto da Les — 2 agosto 2009 alle 15:29
Complimenti, Elio.
Un post straordinario.
Posso solo aggiungere la descrizione di come sono ridotte le 2 metro che abbiamo.
Linea A: stazioni piccole, muri marci, controsoffitto mancante, banchine strette, rivestimento dell'area passeggeri pieno di adesivi e scritte anche sul nome della stazione - treni nuovi, belli, aria condizionata, prodotti in Spagna
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Linea B: stazioni buone ma con crescente numero di tags sui nomi delle fermate e a Colosseo ci sono gli adesivi sopra il nome della stazione - treni del 1989, ricoperti di graffiti anche sui finestrini, senza aria condizionata (temperatura interna in estate: 40°); da qualche mese li stanno riverniciando all'interno e all'esterno ma i writers li imbrattano di nuovo.
Peggio di così...
Scritto da Elio — 6 agosto 2009 alle 20:06
Grazie Les,
la tua descrizione si commenta da sola.
Pensa che nei treni spagnoli a lunga percorrenza oggi ci sono monitor con film e documentari, per rendere più piacevole il viaggio.
Forse un giorno anche da noi...
Ciao Elio
Scritto da Fabio — 12 novembre 2009 alle 17:17
Ottimo testo, totalmente condivisibile. Che tristezza...
Scritto da jugenKarl — 19 gennaio 2010 alle 16:01
Rimando a questi per maggior dettaglio:
http://www.apriscatole.eu/apriscatole.eu/Dick_Crazy/Voci/2009/11/1_Ferro_e_fuoco.html
Scritto da michele — 17 novembre 2010 alle 14:55
sarebbe bello se i cittadini finalmente uscissero dall'indifferenza e con tutta la rabbia accumulata in anni di disagi facessero sentire a voce alta il loro disprezzo per le istituzioni romane e italiane.
Certo è ovvio l'indifferenza molto spesso non è indifferenza, è ignoranza, talvolta anche giustificata dall'impotenza di informarsi.
Comunque sia, sogno un paese migliore, una Roma migliore, non al passo dell'Europa ma più avanti ancora.
Non penso di sognare una realtà impossibile perciò spero di muovere gli animi e cercare di unirci per cambiare le cose.
Ricordiamo che la democrazia italiana rimanda alla sovranità popolare, benché ci sia il controsenso di esercitarla nei limiti consentiti, cosa alquanto ambigua, visto che suona strano che il popolo è sovrano(quindi in teoria è sovrano di sé stesso) ma è limitato(anzi secondo costituzione si aUtolimita),,,vabbè retorica a parte mi fa piacere che ci siano persone come me che si interessano a queste situazioni!
PErciò spero di vedere muoversi qualcosa!
Un saluto a tutti..
Scritto da dario — 26 aprile 2011 alle 12:34
Grazie Elio per il post.
Ho vissuto a Madrid negli ultimi anni e sò bene di cosa parli. Ma i romani ( e la maggior parte degli Italiani ) non si rendono conto che una qualsiasi città ( o una nazione in generale), può essere più efficente, più bella e soprattutto meno faticosa da da vivere.
La Spagna è un ottimo esempio per noi perchè loro non sono di certo la Finlandia o una qualsiasi terra lontana: vivere tra loro mi ha insegnato che sono molto simili a noi, nello stile di vita, nella cultura, nel modo di pensare. Semplicemente le cose funzionano meglio. Mi fa arrabbiare il solo pensiero che noi italiani potremmo stare anche meglio ( siamo una potenza economica più forte e abbiamo tante, tantissime attrazioni turistiche ) se solo avessimo la forza di indignarci di fronte alle cose che non vanno nel nostro "bel"paese, se solo la nostra rabbia facesse paura a coloro che prendono le decisioni e avallano tutta la nostra inefficenza nazionale.
Ci tengo a sottolineare che non ne faccio una questione politica e/o partitica, ma di intera classe dirigente, eletti e non.
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