La tenda di Gheddafi a Villa Pamphili, il centro di detenzione di Sheba e una notte nel deserto

di Antonio Carbone — 11 giugno 2009 — 3 commenti

Sarà l’ora, sono da poco passate le quattro del pomeriggio, ma in giro a villa Pamphili non c’è nessuno. Ben in vista ci sono, invece, i poliziotti. Ad ogni entrata, dietro ogni siepe, lungo ogni sentiero. A cavallo, in macchina, in moto, a piedi. Della tenda di Gheddafi, chiaramente, neanche a parlarne. Più o meno si intuisce il luogo  dove potrebbe essere collocata dalla maggiore presenza delle forze dell’ordine. Ma neppure ci provo a farmi largo. In fondo che cosa ci sarebbe di così interessante in una tenda, vagamente somigliante a quelle berbere, in mezzo a un parco che neppure nei punti più remoti  ricorda il deserto?

E’ stato proprio domenica scorsa, combinazione, che sono salito sul terrazzo per ripulire la tenda di cui non mi ero più occupato dal rientro dalla Libia. Non appena l’ho riaperta sono volati via tutti i granelli di sabbia che inevitabilmente avevano finito per depositarsi negli angoli. E’ stato in quel preciso momento che mi è venuto da pensare all’Acacus, a quel deserto ocra di arenaria e nero di basalto in mezzo al quale avevamo trascorso il Capodanno. Per arrivarci impiegammo un’intera notte in pullman da Tripoli fino a Sheba. Mi è capitato più volte, durante quella notte in cui non riuscii quasi a prendere sonno, di pensare al fatto che stavamo facendo esattamente il percorso opposto di tutti coloro che risalendo dal Niger, su camion carichi fino all’inversosimile, arrivano sulla costa libica per provare a imbarcarsi alla ricerca di un futuro in Europa. Ma neanche lontanamente mi sfiorò il pensiero che a distanza di qualche mese per molti di costoro ci sarebbe stata la beffa di un rapido rimpatrio, passando proprio per il centro di detenzione di Sheba su cui è stato unanime il giudizio, da parte di chi ha avuto modo di visitarlo, per quanto riguarda il rischio di violazione dei diritti umani.

Come ci si deve sentire nel ricevere un decreto di espulsione? Penso alla donna che a maggio scorso  nel centro di Ponte Galeria si è tolta la vita pur di non tornare in Tunisia. Mentre continuo a pedalare sotto al sole, inutilmente alla ricerca di un indizio dal quale capire dove si trova la tenda di Gheddafi, mi convinco sempre di più che non c’è modo migliore  che trascorrere una semplice notte nel deserto per immaginare le ragioni che spingono le persone a fare quella traversata. Anche una passeggiata svagata in bermuda tra le vie della medina di Tripoli, così come di una qualsiasi altra città maghrebina, potrebbe servire.

 

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Commenti

  1. Scritto da Flavio17 giugno 2009 alle 16:08

    Guardatevi questo documentario: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/

  2. Scritto da antonio18 giugno 2009 alle 08:45

    L'ho visto, รจ interessante.

  3. Scritto da mario luciano22 giugno 2009 alle 20:43

    e possibile fare qualcosa per queste persone, lo farei molto volentieri. fatemi sapere!

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