La parata del 2 giugno, la festa della Repubblica, le schiere in divisa, l’inadeguatezza alla marcia e l’impressione di essere libero
Mi capita spesso di camminare, correre o andare in bici. Ma marciare non lo so fare. E’ un passo che non riesco a tenere. Non c’è nulla da fare. Oggi me ne sono ricordato di nuovo. Questa mattina dovevo andare al di là del Tevere. Per incontrare una persona. Ho preso la bici e sono partito. Arrivato a Caracalla un uomo in divisa mi dice che non posso passare oltre. La strada è bloccata. Quasi mi arrabbio, poi mi ricordo: è il 2 giugno, la festa della Repubblica. Come ho fatto a non ricordarmene prima? Come ho fatto a non accorgermene subito? Sono tutti lì, in divisa, fermi davanti a me. Ciascuno gruppo è un “corpo”. Ciascuno, con la divisa, così simile all’altro sembra l’iterazione o la clonazione dell’altro. Stanno in attesa del loro turno per muoversi. Quelle divise, tutti quegli uomini vestiti uguali, danno un colpo d’occhio che non immaginavo. Non mi era mai capitato di vederne tanti insieme. Ho avuto la fortuna di vivere in tempo di pace, mi dico. Affiancati gli uni agli altri emanano un fascino coreografico. Anche fermi sembrano in moto. Quella loro compattezza seduce. Ci sono anche le “crocerossine”. Anche loro fanno parte di un corpo. Anche loro, mi suggerisce un’amica, eseguono dei comandi.
Poco distante da me ci sono altre persone che osservano quelle schiere. Qualche coppia prova a dire ai bambini qualcosa di più. Una madre, con il fare del pedagogo alle prime armi che sta per svelare un sapere imprescindibile al figlio, gli dice, sbagliando però, il corpo di appartenenza di un gruppo di uomini in divisa. Altri dicono dell’importanza di ciascuno di loro e del loro apporto alla civiltà del nostro Stato. Altri commentano con ironia. Qui siamo lontani dai palchi delle autorità. A guardare c’è la gente semplice. Si direbbe, un “dietro le quinte” della parata vera e propria che avverrà qualche centinaio di metri più avanti. E infatti sono ancora tutti fermi, schierati, aspettano un comando. Un ordine dall’alto che li metta in moto fino ai Fori imperiali.
Poi l’ordine arriva. Si mettono in marcia. C’è il rullo dei tamburi, il rumore marziale dei passi, le grida e i comandi urlati con secchezza. Tutti stanno in riga. Anche le “crocerossine”. Ciascuno tiene un passo. Senza saltarne mai uno. Senza mai guardare altrove. Senza mai distrarsi. Io non saprei farlo. A me viene naturale inciampare, ciondolarmi, girare il volto da una parte e dall’altra, distrarmi, fermarmi a parlare, sentire cosa ha da dire chi sta fermo vicino a un pino. Mi piace starmene in un gruppo a dire la mia e sentire le opinioni degli altri. All’aperto. Sotto il sole. Al rumore di questi passi sento un senso di oppressione. Mi sembra solo di intuire cosa voglia dire assistere a una parata militare. Mi sembra solo di intuire quale deve essere stato il fascino, in tempo di terrore e paura, che la gente deve aver provato per lo sfilare di uomini in divisa. Le schiere ordinate passano nel volgere di qualche minuto. Rimango ancora un po’ di tempo sulla strada ora vuota. Ora che i loro passi hanno liberato questo ampio viale, in questo spazio dove ora sono rimaste le famiglie, le bici e qualche bimbo, ho l’impressione di essere tornato libero.
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Commenti
Scritto da il solito comunista.. — 4 giugno 2009 alle 12:04
il solito comunista anti-nazionale...le forze armate, la polizia e gli altri corpi dello Stato difendono la democrazia e la libertà..Ma forse lei vorrebbe distruggere l'identità italiana e festeggiare la marcia dei rom..un po' ladroni..ma su....
Scritto da Flavio — 4 giugno 2009 alle 14:07
Mi sa che l'autore del commento qua sopra guarda troppa televisione...
Scritto da Fabrizio — 4 giugno 2009 alle 14:48
Al di sopra della politica ritengo molto interessante il pensiero di Einstein sull'argomento.
http://www.guruji.it/einstein.htm
Scritto da lucia — 4 giugno 2009 alle 19:54
a me sembra che l'autore dell'articolo volesse esprimere semplicemente la sua "inadeguatezza" per certe esibizioni e marce. d'altronde io pure penso che l'esercito, le forze armate e le crocerossine sono necessarie per la democrazia e la libertà (e mi sembra pure l'autore). Ma non per questo è necessario che marcino nei grandi viali romani!! per di più al rullare dei tamburi!! che orrore!!!
Scritto da pietro — 19 settembre 2009 alle 15:05
Cambia spacciatore!!!Forse ti senti libero quando sfilano i compagni con i no global e simile feccia
Scritto da fed — 20 settembre 2009 alle 11:20
che dispiacere si prova quando ci si accorge che per alcuni la ricchezza e la complessità dell'uomo e del mondo sia semplicemente una questione di cane e gatti, di rossi e neri, di ottuse schiere contrapposte...
Scritto da vigile del fuoco — 5 giugno 2010 alle 11:13
comunisti ci avete stufato ritiratevi in corea se avete nostalgia .viva le forze armate e viva l'italia anticomunista
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