Gli esami di maturità al Liceo Augusto su via Appia, il gigante famelico e l’attesa del prossimo pasto
Tutto è ancora fermo all’angolo tra via Gela e via Appia Nuova. L’angolo dove affondano le radici del liceo ginnasio statale Augusto. Rivedo ora, a poco più di una settimana dagli esami“di maturità”, l’edificio nel quale sono entrato per anni. C’è un campo rettangolare. Due porte sui lati corti. Le reti che cadono stanche per terra. Nessuno che gioca. Dall’alto l’edificio forma una grande Emme. E' stato costruito nel 1938 quando, come ho letto sui libri di scuola, la conferenza di Monaco sanciva l’annessione della Cecoslovacchia alla Germania e la seconda guerra mondiale era dietro l’angolo. Sulla palestra una scritta di colore rosso: “Forse lo sai che non mi stancherò mai di dirtelo: ti amo.” Distesi lungo il muro si stiracchiano disegni colorati di figure che stanno lì da tempo.
Subito attaccato all’enorme edificio bianco c’è un asilo per i più piccoli. Esce una bambina che tiene stretta la mano della madre. Il vestitino blu che finisce appena cominciano le ginocchia. I capelli neri corti a caschetto. La madre mi lancia un’occhiata semibuia di sospetto e paura. Forse la paura che anche la bambina possa crescere tanto. È quello che succede dentro le scuole. Si cresce tanto da sostenere, poi, un esame che qualifichi il grado di maturità.
Ora, pare un animale immobile. Fermo. Sembra che aspetti qualcosa nella sua maestosa goffaggine. Pare attendere solo per poi ingoiare dentro di sé file di studenti. Annusarne le paure. Assaporarne lentamente le fragili consapevolezze. Tutto in una sola grande abbuffata che dura circa due settimane. Quattro pasti: tre scritti ed un orale. È atroce essere mangiati. Solo un anno prima io ero esattamente nell’intestino dell’essere famelico, adesso in attesa di vittime nuove. Anche oggi, un anno dopo di me, il mostro famelico continua ad avere fame.
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Commenti
Scritto da Donatella Luppi — 22 giugno 2009 alle 17:51
A quanto pare, come Giona dalla Balena, dal mostro si può uscire tutti interi e magari più "gagliardi e tosti". Complimenti per l'articolo!
Scritto da betta — 22 giugno 2009 alle 18:20
crisi di stendhal.... grande matteo!! ;)
Scritto da stellarossa — 22 giugno 2009 alle 20:46
se ne esce dal "mostro famelico" è vero. E con il tempo, come per tutte le cose, quell'immagine assume dei contorni meno "paurosi". Il mio ricordo è un grande amore.
Scritto da Mary — 23 giugno 2009 alle 21:09
"FORSE LO SAI CHE NON MI STANCHERÒ MAI DI DIRTELO: TI AMO" Paradossalmente questo è ciò che rimarrà del terrificante "mostro famelico" : la voglia di essere mangiati di nuovo.
In bocca al lupo a tutti i ragazzi che stanno sostenendo gli esami di maturità!
Scritto da Anonimo — 26 giugno 2009 alle 19:59
Tremendo... ho passato anni orrendi li' dentro: professori carogne, brutti ricordi... la notte ancora sogno di frequentarlo...che incubo!
In bocca al lupo, da li' si può uscire.
E a una certa persona dell'Augusto voglio dire:
(scusate la volgarità ma devo farlo!)
vaff***, vaff*** e ancora vaff***!!!
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