Le ronde e il parco della Caffarella

di Antonio Carbone — 23 febbraio 2009 — 8 commenti

Ci arrivo da via Latina. La stessa strada su cui stava passeggiando la giovane coppia la sera di San Valentino. Sembra una domenica come le altre, forse solo più fredda. Una patina di fragile gelo ricopre ancora la vegetazione. Ad accogliermi da dietro la staccionata, ritrovo come al solito Furia, la cavalla bianca. Più avanti nell’ovile adiacente al casale da poche ore sono nati due agnellini, mi racconta la donna con cui mi intrattengo a parlare per qualche minuto. Nell’aria c’è già un buon profumo di mimose e da lontano si sente il canto di un gallo che  sembra provenire direttamente dall’infanzia.

Effettivamente passeggiare per la Caffarella è un po’ come tornare alla campagna che dappertutto, in ogni città o paese italiano, si apriva subito dopo l’ultima fila di case. Con gli alberi di fichi e di mele selvatiche su cui arrampicarsi d’estate per fare razzie e le forre e i calanchi, buoni come nascondigli per i più temerari. Non è un parco, almeno nell’accezione che uno ne può ricavare visitando le altre capitali europee. Tanto meno un giardino. Conserva intatto l’aspetto indeciso di un luogo in attesa di una futura urbanizzazione, qualcosa di molto simile a quello che il paesaggista e scrittore francese, Gilles Clément, considera il “terzo paesaggio”. Nel frattempo dopo la pausa al casale, riprendo a camminare. In prossimità di ogni  grotta nella roccia tufacea, sembra ancora possibile rivivere l’idillio, il genius loci che tanto affascinava coloro che venivano dal Nord Europa a Roma per il Grand Tour. Anche se, come spesso capita alla natura poco addomesticata, persino un luogo così piacevole può rivelarsi inaspettatamente  terribile.

E’ stato proprio da questi parti che una sera di estate di qualche anno fa, sull’imbrunire, mi presi un bello spavento. Stavamo correndo a pochi metri di distanza l’uno dall’altro quando, girandomi, mi accorsi di averla persa di vista. Rifeci più volte la strada, guardando dietro ogni cespuglio con il cuore in gola. Furono dieci minuti di panico in qui mi passarono per la testa i pensieri più strani. Proprio a quest’episodio ho pensato quando ho saputo di ciò che era capitato ai due ragazzi. Che ne sarà adesso di loro? Ce la faranno a superare il trauma? Per quanto siano forti e tenaci, come ci assicurano gli investigatori con cui hanno collaborato nelle indagini, adesso sono come due alberi che hanno subito una forte gelata. Ora per rivederli fiorire di nuovo, più che delle ronde, ci sarà bisogno di tempo e di cura.               

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Commenti

  1. Scritto da Flavio23 febbraio 2009 alle 14:58

    Mi ha un po' sorpreso che tu abbia descritto la Caffarella come un "luogo in attesa di futura urbanizzazione". E' un luogo pieno di storia, dove un tempo era il Bosco Sacro e dove ancora sgorga l'Acqua Santa di Roma. Spero che nessun assessore legga e si faccia venire strane idee...

  2. Scritto da Antonio23 febbraio 2009 alle 17:15

    Eppure ti assicuro che ogni volta che ci vado proprio in un luogo in attesa di una futura urbanizzazione mi sembra di trovarmi. E bada bene che per me è questo l’aspetto più interessante della Caffarella. Ai parchi e i giardini tutti perfetti, con il prato sempre tagliato, preferisco l’incertezza della Caffarella. Che tra l’altro è un esempio spontaneo di sostenibilità: puoi fare la spesa a chilometro zero, portare i tuoi figli a fare un’esperienza di pet-therapy, o limitarti a scoprire le varie emergenze archeologiche che ci sono.

  3. Scritto da Redazione24 febbraio 2009 alle 13:07

    Un pezzo del Parco della Caffarella, a Roma, sarà recintato e chiuso durante le ore notturne. Sul versante del quartiere Appio Latino del parco verrà innalzata una cancellata di un chilometro e mezzo con l'obiettivo di impedirne l'accesso in orario notturno. Questo il progetto presentato nel corso di una conferenza sulla sicurezza
    nei parchi organizzata dagli assessori regionali del Lazio alla Sicurezza, Daniele Fichera e all'Ambiente Filiberto Zaratti. (ANSA 23-FEB-09 18:57)

  4. Scritto da Vincenzo 1 marzo 2009 alle 12:18

    Bel racconto, Antonio!

  5. Scritto da Redazione 4 marzo 2009 alle 13:11

    Si avvicina la scarcerazione per i due romeni arrestati per lo stupro avvenuto nel parco della Caffarella, a Roma, la sera del 14 febbraio scorso. Sarebbero, infatti, tutti negativi gli esami del dna sui reperti prelevati nel parco, secondo quanto emerso dalla relazione della polizia scientifica. Non sarebbero stati quindi i due romeni Alexandru Isztoika Loyos, 20 anni, e Karol Racz, 36 anni, a violentare la 17enne e a picchiare il suo fidanzatino.
    (Adnkronos 4/03/2009 10:05)

  6. Scritto da Massimo Inches 7 marzo 2009 alle 10:01

    Le famose ronde, tanto criticate dagli amici degli zingari, se quel giorno fossero state presenti nel parco della Caffarella, pensate che i due fidanzatini avrebbero subìto ugualmente le violenze che tutti conosciamo ?
    Penso che anche nel parco della Caffarella sarebbe opportuno che qualcuno di buona volontà ogni tanto vada a fare una sana passeggiata, magari accompagnato da cinque o sei amici; trattandosi di una parco molto esteso, sarebbe ancora meglio che questi gruppi di amici amanti della natura, fossero più di uno, coordinati semplicemente dai loro telefonini ed in contatto col 112 e 113. Cosa ci trovano di sbagliato?

  7. Scritto da Antonio 7 marzo 2009 alle 20:07

    Non si tratta di essere "amici degi zingari" ma di difendere lo stato di diritto.

  8. Scritto da Flavio 8 marzo 2009 alle 18:09

    @Massimo
    Queste espressioni razziste per favore evita di scriverle e se possibile anche di pensarle. E comunque nessuno può evitare questo tipo di violenze una volta che se ne sono creati presupposti: non è possibile tenere sotto controllo tutti i luoghi isolati di Roma. Sarei curioso di vedere queste ronde girare di notte a zero gradi con i cani pastori che gli abbaiano contro mentre esplorano grotte e rovine in cerca di malfattori... questi novelli Don Chisciotte della Caffarella.

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