Tra la Stazione Tuscolana e l’aeroporto di Fiumicino: breve viaggio di andata e ritorno tra la fine e l’inizio di un anno
Il dorso della città. Qualche palma spelacchiata. I palazzi di borgata. I balconi minuti. Seduti stanno una cinese dal bel viso, un ragazzo che gioca con la Psp e una coppia con un bambino nel carrozzino. In piedi un omino avanti con gli anni che cammina avanti e indietro. Chiusi dentro i nuovi self-service bar, ci sono gli snack e le bibite fredde. Poi arriva il treno. Dal binario 5, parte ogni quindici minuti dalla Stazione Tuscolana e va verso l’aeroporto di Fiumicino. A bordo, attraverso il vetro pare di vedere la città di un passato prossimo. Sarà perché il finestrino è così sporco. Sarà perché in questo anello ferroviario non si intravede alcun segno di efficiente modernità e la metropoli pare privata di ogni archeologica ricchezza.
Prima Ostiense, poi Trastevere e dopo Villa Bonelli. Sul treno tutti parlano al telefonino. C’è chi organizza la cena per la fine dell’anno. Chi non si capisce cosa stia dicendo. Tante le lingue. Mondi distanti si sfiorano e quasi si toccano. Parla anche la cinese che aspettava e fumava. Difficile dire cosa stia dicendo. Sembra felice. Scherza. Promette qualcosa? In quella voce si rintraccia il viluppo paradossale di fragilità ed entusiasmo di chi cerca migliore fortuna in un altrove lontano. Su questo treno sale chi va all’aeroporto ma anche chi la città la attraversa soprattutto a piedi seguendo traiettorie periferiche. Magliana, Muratella e Ponte Galeria. La città sembra avere smontato qui ogni artificio o scena. Su una ringhiera, si cominciano a vedere le lunghe canne dei canali. Non molto distante da qui, l’estate scorsa due uomini hanno picchiato un uomo e violentato una donna, entrambi turisti in bici, che avevano avuto la sola colpa/ingenuità di chiedere il permesso di mettere una tenda proprio nello spazio di fronte al casolare in cui dormivano quei due.
Dopo poco più di mezz’ora siamo ormai vicini all’aeroporto. Si vede un palazzo con la scritta Alitalia e un raggio di sole rimbalza su alcune finestre. L’edificio sembra un forziere antico già saccheggiato da tanti. Nei corridoi tubolari, coppie e gruppi di amici spingono i loro trolley per intraprendere (inconsapevolmente?) viaggi inquinanti verso mete remote. Le loro spalle si dissolvono all’entrata dei gate. Quando si torna verso gli orli della città, in cielo l’oscurità dilaga come fa un liquido che fuoriesce da un recipiente caduto in terra. Nella stazione di Magliana è già buio. Il trenino si è fermato, da qualche minuto o anche più, proprio davanti a uno di quei self-service bar. Si intravedono, attraverso le doppie pareti di vetro, del finestrino e dell’espositore, contenitori con tè freddo, tramezzini, aranciate, cioccolate, snack, patatine fritte e gomme da masticare. Un uomo ci gira intorno e va via. Se ne ferma un altro. Guarda la fila di sopra. Poi quella di sotto. Non prende nulla. In questo momento in cui il giorno sta per finire, in questo momento, in cui un anno sta per finire e un altro sta per iniziare, anche quell’uomo sembra aver bisogno di qualcosa d’altro.
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Commenti
Scritto da AldoSacchetti40@libero.it — 15 marzo 2009 alle 08:07
Trovo molto scomoda tale stazione,in quanto in un Quartiere come Cinecittà-Tuscolano-S.Giovanni nessun treno proveniente da Pisa (Follonica),effettua la fermata, mentre in tutte le altre stazioni meno importanti viene effettuata. Inoltre è priva di Ascensore (mi risulta ) Pertanto per l'Aereoporto con le valigie è scomodissima.Siamo a Roma e non i un pesino di campagna. Attendo una Vs/ risposta in merito
Grazie
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