Lettera a una Ministra
Da quattro anni faccio la maestra. Insegno in due classi a tempo normale (il cosiddetto modulo che prevede tre insegnanti su due classi sul quale s’è accanita la Riforma) in una scuola del quartiere Garbatella. Le classi modulari hanno mediamente una ventina di alunni di cui circa un terzo composto da stranieri, bambini rom e bambini con famiglie svantaggiate. Sono arrivata a questo lavoro dopo una laurea in pedagogia e la vincita del concorso anche se, a livello di esperienza d’insegnamento, ho dovuto “arrangiarmi”sul campo. Mi ha giovato molto, di conseguenza, la possibilità di seguire progetti e laboratori didattici con professionisti interni ed esterni alla scuola. Dal prossimo anno queste possibilità, che richiedevano un organico più ampio e tempi scuola più distesi, non saranno più offerte. Anche le poche ore di compresenza e le riunioni con le mie colleghe del team mi hanno permesso di conoscere altri stili d’insegnamento e di confrontare impressioni sui bambini. I maestri unici non potranno più concertare la linea didattica con altri docenti e, cosa più grave, anche i bambini verranno giudicati solo da un’insegnante.
Durante questo tempo, ho verificato che la possibilità di recuperare i bambini con più difficoltà è possibile solo nelle ore di compresenza con un’altra insegnante. E’ in questi momenti, infatti, che i bambini stranieri inseriti nelle nostre classi senza conoscere la lingua e in alcuni casi senza alcuna precedente scolarizzazione, hanno potuto tentare di colmare il loro ritardo. In tutti i casi a metà dell’anno parlavano italiano e alla fine dell’anno avevano raggiunto i compagni, merito non solo del recupero ma soprattutto della socializzazione con i bambini italiani. Ora succederà che non potendo attuare il recupero da un lato, e avendo la Riforma incoraggiato le bocciature in caso d’insufficienze dall’altro, i bambini con maggiori difficoltà se le trascineranno nel tempo col forte rischio di vivere anche l’umiliazione di dover ripetere l’anno con bambini sconosciuti e di età inferiore.
Anche se talvolta faticoso, questo lavoro mi piace. L’aspetto che amo di meno è sicuramente quello di dover vestire i panni del gendarme per cercare di ottenere in classe le condizioni per poter fare lezione. Se questo accade con venti bambini, non oso immaginare con trenta. E ad essere stressati non saranno solo gli insegnanti ma anche i bambini. Ora, perfino le gite con il maestro unico non saranno più possibili dato che la maggior parte degli insegnanti, avendo 29/30 bambini, non si prenderà la responsabilità di uscire da scuola da sola con gli alunni. Senza contare che sono ormai decenni che la ricerca didattica sottolinea l’importanza dell’insegnamento nel rispetto dei tempi e dei modi di ciascuno e quindi di un rapporto insegnante bambino che prediliga i piccoli numeri. Ma ormai è evidente a tutti che questa Riforma se ne infischia della didattica, del benessere degli alunni e della vera qualità della scuola.
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Commenti
Scritto da Donatella — 20 novembre 2008 alle 12:37
Belle parole!
Io mi sono permessa di prenderle in prestito, le sue parole, per il mio blog scolastico!
Auguri!
Scritto da Santina 17 febbraio 2009 — 17 febbraio 2009 alle 09:45
Non faccio l'insegnante ma sono una mamma che segue molto da vicino tutto ciò che riguarda la scuola. Ho due figli: una maggiorenne, 4° superiore istituto professionale alberghiero e uno di 11 anni, 1° media.
Mi hanno colpito le foto della tua aula: che ordine, che coordinamento di colori!
Se potessi ti farei vedere una foto delle stanze adibite ad aula degli istituti che frequentano i miei figli.
Sono un disastro! Addirittura a scuola da mia figlia si fa lezione intanto che i muratori riparano il soffitto!
Ma questo è solo un problema hardware. Parliamo del software: qui da noi, in Sicilia, tutti fanno gl insegnanti solo per mestiere. Pochissimi hanno capito che l'insegnante ha un ruolo importanissimo nella nostra società subito dopo la famiglia. Quindi spero che qualcuno come te, con i tuoi motivati principi da "maestra" possa veramente interessarsi di venire a vedere come funzionano le scuole quaggiù. C'è da mettere a posto, non solo la Riforma ...........
Scusa il mio piccolo sfogo, ma a me la scuola piaceva tanto, ho fatto le elementari in Canada e 35 anni fa c'era una modernizzazione didattica che in Italia ci sognamo............
Ciao! Buon lavoro!
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