Gli inconfessabili soprusi e le ragioni dei pini di piazza Venezia
A Napoli c’è chi ricorda ancora lo scempio dei lecci a piazza Municipio voluto da Achille Lauro nell’inverno del 1956. A fronte di quello che fu definito un capriccio del sindaco monarchico del capoluogo campano, chi ha ordinato il taglio dei pini a piazza Venezia, qui a Roma, potrà appellarsi a motivi tecnici. Naturalmente a molti appaiono credibili. Un po’ meno lo saranno stati per i pini abbattuti e pazienza se a protestare c’erano i soliti sempre pronti a farsi carico delle ragioni delle piante o degli animali.
Le poche rimostranze sono state rubricate alla: «vedi alla voce persone ipersensibili». Nostalgiche, eccentriche e patetiche nel rivendicare per ogni essere lo stesso diritto di esistere. Da questo punto vista persino la chiesa Cattolica sconta un ritardo. Da tempo ha preso le distanze da quel «pensiero selvaggio» che considerava sacri anche gli alberi e si batte animosamente solo per la vita umana. Per tutto il resto sembra disposta a chiudere un occhio. Sottovalutando le conseguenze di questa disparità.
D’altronde ci sarà una ragione se stamattina non c’è nessuno che ha voglia di parlarne. Davanti al cantiere le poche persone che passano, in questa fredda domenica mattina di fine novembre, hanno altro cui pensare. Anche chi solitamente sosta qui per lavoro appare poco colpito dal vuoto lasciato dalle chiome dei pini nel cielo. Non sembra reagire alla curiosità di chi vorrebbe sapere quanti ne erano e che ricorda ne conserva. Del resto giungono notizie che in piazzale delle Muse altri pini secolari sono stati abbattuti più o meno con la stessa alacrità. Come se solo agendo velocemente si può sperare che il sopruso passi inosservato. Accontentiamoci allora del fatto che per la crisi si prevede un taglio del 50% delle vendite di alberi di Natale.
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Commenti
Scritto da fedele fan anonimo — 25 novembre 2008 alle 22:26
...piu foto, piu' foto per favore....le vostre sono sempre cosi' ben composte che e' un peccato non averne di piu.
Scritto da Flavio — 26 novembre 2008 alle 15:11
Molti turisti estivi, immigrati spaesati e coppiette romane trovavano riparo sotto quei pini. Anche io qualche volta mi ci sono seduto, magari aspettando qualcuno. La bella fontanella e il prato creavano angolo ideale per difendersi dal caldo.
Scritto da Nathalie — 12 dicembre 2008 alle 22:42
Quegli alberi con il paesaggio,la piazzetta erano tutelati dal Decreto Galasso, protetti da un vincolo monumentale!!! In questo paese incivile, barbaro non si rispetta più nulla contano solo
gli interessi immediati dei più spregiudicati.
Ogni giorno viene distrutto così quanto abbiamo di più prezioso: un pezzo di costa, un pò di campagna, un bosco, un oasi naturale,un pezzo di centro storico. Cosa resterà di questo paese che era uno dei più belli del mondo?
Scritto da Barbari!!! — 10 febbraio 2009 alle 22:57
l'abbattimento di quei meravigliosi pini domestici è stata una scelta aberrante, solo in un paese incivile quale è il nostro, si poteva compiere un gesto simile.
La cosa che mi lascia sorpreso è che non si sta facendo niente per mettere a dimora nuovi pini, anzi, in tutta Roma si sta facendo strage di questi monumenti della natura.
Che vergogna...
Suggerisco a chi ha un giardino privato, di pianatare un pinus pinea, alla faccia di chi li ha voluti tagliare!
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