I primi passi dell’autunno, le banchine d’attracco, il monologo del Tevere e i nuovi approdi

di Federico Pace — 6 ottobre 2008 — 3 commenti

Lungo il Tevere le banchine di attracco, nella loro rettangolare solitudine, paiono la punteggiatura segreta di un monologo che il fiume, nonostante l’indifferenza, porta avanti nella sua tortuosa fluvialità. Stanno vicine quasi ad ogni ponte. Retaggi di una qualche forma di commercio che ora non ha più alcun senso. Tappe disattese di un turismo fluviale mai decollato. Su una di esse ci sono due anatre. Non aspettano nessuno. Mettono a punto le pulizie mattutine. Il becco si perde tra il piumaggio brunito. Su tutte le altre non c’è alcuna forma di vita. Qualche ciocco di legno, lembi di tende, funi arrotolate o esili trame di una ragnatela.

Da una di queste piattaforme abbandonate si vede una nave bianca a due piani. Per un attimo la diresti, in quel chiarore autunnale, una di quelle imbarcazioni che attraversa il Rio delle Amazzoni. Una nave in sosta in uno di quei dedali fluviali dove si persero, in ogni senso, i navigatori del vecchio mondo alla ricerca di illusori tesori. Poi il pensiero sfuma via. La prima pioggia autunnale precipita. Prima, da lontano, si sente, piano, un ticchettare sull’acqua. Poi, rumorosamente, la grandine comincia a picchiare contro gli alti muraglioni che separano il fiume dalla città. Si cerca riparo sotto uno dei ponti. Dall’al di là del fiume alcune ombre scure, mentre emergono da giacigli ingrigiti, gridano parole incomprensibili.

Il temporale poi passa. Dal varco buio della pioggia esce una nuova e mutata forma di luce. Più fragile. Più esile. Si sente l’odore verde scuro degli alberi di fico che hanno trovato spazio lungo il fiume. Una barca vuota. Sta ferma. Legata ad una corda. Sull’acqua scintillano, d’improvviso, i riverberi dei raggi autunnali del sole. Poi si intravede un’altra banchina di attracco. Desolata e solitaria. Illuminata però. Con la stessa impalpabile luminosità di un miraggio. Per un attimo, viene da pensare che qui, ora, anche in questo autunno, sia possibile che qualcuno approdi di nuovo. E così ci si ferma, un poco, ad aspettare.

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Commenti

  1. Scritto da Elisabetta26 novembre 2008 alle 00:42

    Bello. Sei proprio bravo Federico. Ciao. A presto spero

  2. Scritto da piero 2 dicembre 2008 alle 21:11

    alla fine è solo per intascare soldi ed inventare posti di lavoro dove nessuno lavora
    nessuno fa niente solo e veramente per la natura o per gli altri
    adesso faranno 14 nuovi approdi ( pagati con i soldi dei contribuenti) che faranno la fine di quelli già esistenti, abbandonati e rovinati
    anche a monterotondo ce ne èra uno, prima è stato spogliato di tutto il legno poi un giorno è sparito
    perchè invece di spendere soldi in studi, istituzione di enti, proggettazioni, per la salvaguardia e la fruibilità del tevere invece non vengono fatte cose concrete? come ad esempio controlli su scarichi abusivi, depuratori non funzionanti,pesca di frodo, ripopolamenti e tante altre.....
    si parla di 14 nuovi approdi e di 2 stutture di alaggio di cui una a settebagni( praticamente dove gia c'è una struttura a pagamento) se uno che abita a fiano vuole mettere la barca in acqua và fino a settebagni con la barca a spalla poi la mette in acqua e torno a fiano
    bravi!!!!!

  3. Scritto da Federico 2 dicembre 2008 alle 22:09

    Grazie Elisabetta, anche io spero di ritrovarti presto.

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