L’ultima estate, l’incendio della pineta di Castel Fusano e la rimonta tra i detriti

di Federico Pace — 25 agosto 2008

Ogni estate è sempre l’ultima. Nei giorni in cui te la senti fuggire via sembra sempre che quelli che stanno per terminare non sono solo i giorni d’agosto, ma qualcosa di più. Non solo i pomeriggi distesi, le finestre aperte di notte, i corpi liberati dagli stretti abiti delle stagioni fredde, le scorciatoie tra gli sterpi, gli orizzonti aperti e i volti sorridenti.

Quando l’estate doveva ancora iniziare davvero, qualcuno ha dato fuoco, ancora una volta, alla pineta di Castel Fusano. In quei giorni sembrò l’ennesimo attacco ad una fortezza indifesa e disabitata. Un’aggressione fin troppo facile da parte di chi non ha alcun interesse al bene collettivo e ha ben chiari ben altri scopi e fini.

Oggi che il sole è meno ardente e aggressivo e i tramonti affrettano il loro passo, non c’è alcun conforto. In questi ultimi giorni d’estate, non c’è neppure più la rabbia. Al suo posto ha preso forma un’emozione. Inestinguibile e inspiegabile. Per i tronchi monchi e gli argentati resti dei pini. Per la terra. Per il cielo incerto. E per la linfa che, quasi essiccata, nonostante tutto, rimonta tra i detriti anneriti, fino a dar vita, di nuovo, a un verde ciuffo d’erba.

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