Le periferie di Roma, i tamburi d’Africa, l’integrazione, l’uomo nero, il ballerino e l’amico
Abbiamo preso un impegno con Lamine. Per le nove dobbiamo essere davanti al Fiume giallo. Già arrivare è stato un viaggio: metro fino a Eur Palasport e poi il 777 che ci trasporta per le strade larghe e anonime a ridosso dell’Eur fino al Torrino. E’ ancora presto, non c’è traffico e attraversando queste strade dai nomi così esotici ci rendiamo conto di essere sulla buona strada: via dell’Oceano Indiano, via Cina, largo Piazza Tien An Men, viale della Grande Muraglia. Oggi, in questa apparentemente anonima scuola della periferia romana, c’è la festa interculturale. Maestre e bambini ricordano le sofferenze del popolo Saharawi ma soprattutto hanno preparato con il loro maestro Lamine Dabo una serie di balli per conoscere, festeggiare e rivivere l’Africa.
Lamine è un ballerino, ha fatto parte del Balletto nazionale del Senegal. L’ho conosciuto per l’appunto ad un corso di danza africana, non pensavo in realtà che avesse innate le qualità di educatore. Ha preparato le scenografie e i balli considerando le diverse età dei bambini. E’ diventato un punto di riferimento per loro, gli ha fatto toccare con mano, attraverso il suo esempio cosa vuol dire l’integrazione attiva. «Non appena sono arrivato in Italia dal Senegal, ho cercato di immergermi nella cultura italiana, nello spirito, nell’ironia di questo paese». E in questo modo ha trasformato “l’uomo nero” di cui sempre da piccoli si ha paura in un amico; diventando così il tramite per la conoscenza di altri popoli e la possibilità di vedere con occhi diversi il continente africano.
I tamburi riecheggiano in questo luogo disperso, di frontiera, i bambini sembrano riappropriarsi di un ritmo antico, arcaico che la musica quasi per magia risveglia dentro di loro e per un momento il cemento mi è sembrato terra, fango. Non siamo più a Roma ma in qualche villaggio del Senegal, al posto dei palazzi baobab e questa musica struggente e forte ci ha fatto sentire in armonia. E’ stato come esserci preparati ad un viaggio, un viaggio nella periferia di Roma che è significato un ritorno al centro del mondo.
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Commenti
Scritto da valentina — 3 giugno 2008 alle 11:37
fra sei troppo bella!
Scritto da Giorgio — 4 giugno 2008 alle 01:39
E bello è dà speranza vedere che certe cose accadono. Se si moltiplicassero queste iniziative non ci sarebbe più la paura delle diversità. E forse il clima che respiriamo oggi sparirebbe improvvisamente. Peccato che a raccontare l'integrazione attiva siano davvero in pochi. E' frutto dell'incapacità di chi fa il mestiere di giornalista ed è convinto che l'unica diversità narrabile è quella dell'incomunicabilità. Grazie, Francesca, per averli smentiti! E grazie a chi ha reso le parole ancora più potenti con la musica e le immagini.
Scritto da very good — 18 giugno 2008 alle 18:29
Brava la mia sorellina, ho apprezzato molto il tuo articolo. Molto sincero e puntuale allo stesso tempo!
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