La Nuvola di Fuksas, le torri delle Finanze, il progetto di Piano e il successo di una città
Prima c’erano i tigli con le loro foglie a limitare questo spazio. Ora, al loro posto, c’è una specie di cinta di mura e vetro. Sopra c’è scritto il nome della compagnia che ha vinto l’appalto dei lavori in corso. Poi l’immagine stilizzata della Nuvola di Fuksas con il nome dell’architetto. Sullo sfondo, verso ovest, il paesaggio è segnato in maniera indelebile dalle torri del ministero delle Finanze. Quegli edifici scompariranno presto dallo sguardo che vaga. Verranno abbattute e al loro posto ci sarà un edificio progettato da Renzo Piano con dei volumi più bassi. Tutto qui intorno tra qualche anno sarà diverso da come era solo qualche mese fa. Diverso da come è oggi. Accade ogni giorno in tanti punti della città. Una trasformazione continua. Vitale, spesse volte. Incomprensibile, altrettante.
Su viale Asia batte un sole forte. Non c’è nessuno. Non si vede un solo passante. Nemmeno dalle parti del basso edificio bianco della Polizia. C’è un pullman fermo, da chissà quanto tempo, in mezzo alla strada. Anche in questa domenica, come in quella di qualche mese fa, si sente il canto di pochi uccellini che girano intorno ai pini. Poi un uomo si avvicina. Pare provare sospetto per noi che facciamo delle fotografie a un luogo che cambia. L’uomo si avvicina e poi si ferma. Ma non chiede nulla. Il suo sospetto non si trasforma in curiosità. Quel timore lo tiene lontano persino da un saluto, da un sorriso, da uno scambio di battute su quello che accade sotto gli occhi di tutti. Si direbbe che per lui ritrarre delle immagini, cercare di immobilizzare un istante del tempo che passa, sia un’attività da blandire.
Qui, in questo spazio indefinito, è difficile comprendere la relazione segreta che lega le gru, il materiale di costruzione, gli spazi vuoti e la terra ammonticchiata. Ogni giorno c’è una trasformazione. E la città sembra prendere forma sotto i nostri occhi. Oggi, nulla fa pensare a quello che qui dovrebbe essere tra un paio di anni. Questo edificio, che ospiterà un centro congressi e che alcuni cittadini guardano con sospetto, potrà partecipare all’affermazione di Roma nei prossimi anni? Difficile trovare una risposta certa. E’ difficile però non essere d’accordo con Joseph Rykwert, storico dell’architettura, quando scrive che il successo di una città “non può essere misurato in termini di crescita finanziaria o in base alle fette di mercato che può essere riuscita a conquistare, ma dipende piuttosto dalla forza intrinseca del suo tessuto e dall’accessibilità di questo tessuto per le forze sociali che plasmano la vita dei suoi abitanti”.
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Commenti
Scritto da RomaCogitans — 16 giugno 2008 alle 15:27
Ottimo articolo, come sempre.
Sul delirio d'onnipotenza degli architetti e sui disastri dell'architettura rimando al recente post "Giorgio Grassi … “Una vita da architetto” …" sul blog Archiwatch, oltre a segnalare l'uscita del libro di Franco La Cecla, “Contro l’architettura” (Bollati Boringhieri), uscito da poco.
A loro tempo fa dedicai un articolo, "il dio col goniometro"... Ce stanno a massacra'... e non si riesce a fermarli...
Scritto da Flavio — 16 giugno 2008 alle 15:55
L'ultima foto con il logo Fuksas su vetro è fantastica! Ma è fango o altro?
Scritto da Flavio — 16 giugno 2008 alle 17:12
mmm ora è diventata la prima foto...
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