L'immigrazione, le persecuzioni dei rom, un viaggio sul 92, la Romania e il nocciolo della giornata
È tardi, anche se è ancora “l’alba”. Sono le 7.30 di mattina e oggi devo arrivare presto, ma è già mezzora che sto aspettando questo benedetto 92. Eccolo, arriva. Salgo. Che fortuna, ho trovato un posto libero. Mi siedo. Sento una puzza. Mi giro e vedo degli zingari. Sono tutti venuti qua, a Roma. Mi ricordo dell’ultima volta che sono stata in Romania, la gente era felice che sulle nostre strade non se ne vedevano più e dicevano: «Meno male che scappano tutti in Occidente così non ci rimproverano più che noi non ci occupiamo di loro». Anche se è pure vero che in Romania loro hanno gli stessi nostri diritti: casa, lavoro, sanità, ecc. non vogliono integrarsi. Certo, è un problema delicato, alcuni capiscono in un modo e altri no.
Guardo dal finestrino, siamo alla fermata di Prati Fiscali, ed anche se è solo mattina è lo stesso pieno di ragazze ed anche queste sono del mio Paese. Mi viene una rabbia dentro, un dolore e anche un odio. Alcune di loro sono molto belle. Non capisco perché sono così tante. Significa che c’è richiesta. Significa che non c’è neanche un vigile che si impiccia. Significa che…La maggioranza di queste ragazze quando rientrano in Romania raccontano che in Italia lavorano e che guadagnano tantissimo. Sarà per questo che quando ritorno anch’io i miei genitori mi prendono in giro. Ogni volta mi chiedono quando mi comprerò una macchina di lusso e quando mi decido a fare affari in Romania con i soldi che guadagno in Italia. Devo fermarmi perché davvero mi sta salendo la rabbia.
E’ proprio vero quello che spesso sento dire: Perché in Italia tutti possono fare tutto. Rubare, ammazzare e rimanere impuniti? E’ inutile nasconderselo la maggor parte sono del mio Paese. Il governo romeno da tempo avrebbe dovuto prendere una posizione. A questo punto è preferibile che qualche misura la prendiate voi. Basta davvero. E’ meglio che mi occupo della mia strada. Sì, della mia strada, la Salaria, dove gli antichi portavano il sale e oggi ci portano le disgrazie. «Scendi alla prossima?» qualcuno da dietro mi chiede. Mi distoglie dai miei pensieri e vedo che siamo arrivati a Termini. «Sì, scendo» gli dico e intanto penso che ha proprio un bel nome questa fermata famosa dove finiscono le vie di Roma e da dove inizia un altro giorno di lavoro. E parto da Termini con i pensieri che mi rodono in testa ed entro nel nocciolo della giornata.
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Commenti
Scritto da redazione — 19 maggio 2008 alle 10:12
da un articolo di Barbara Spinelli del 4 novembre del 2007 (L'Europa e il tabù dei Rom): "Se non si vuole che sia un male occorre governarlo bene, il che vuol dire: non solo reprimendo, ma reinventando politiche in Italia e nell’Unione. Perché europei sono i dilemmi ed europeo sarà l’inizio della soluzione. Perché il tabù di cui tanto si discute non è quello indicato (buonismo, tolleranza). Il vero tabù, che impedisce con i suoi interdetti di vedere e dire la realtà, è un altro: è la questione Rom ed è l’inerzia con cui la si affronta nel dialogo con l’Est da dove vengono i cosiddetti nomadi. Fuggiti dall’India nell’anno 1000, giunti in Europa nel Trecento, i Rom assieme ai Sinti sono chiamati spregiativamente zingari, parlano una lingua derivata dal sanscrito, in genere sono cristiani (la parola Rom, come Adamo, significa «persona». I più vivono in Romania). Siamo in emergenza, è vero. Ma non è solo emergenza sicurezza. C’è emergenza europea sui diritti dell’uomo e delle minoranze. C’è una doppia inerzia: nelle strategie d’integrazione e nei rapporti tra Stati europei." Ricordava allora la Spinelli che la Romania, in particolare, è accusata di attuare un politica sistematica di espulsione di Rom, da quando è entrata nell’Unione all’inizio del 2007. Ricordava che rappresentanti Rom denunciano "che i membri della comunità in Romania son cacciati dagli alloggi, dai lavori, dalle scuole, e per questo preferiscono le topaie italiane. Il ministro Ferrero, responsabile della Solidarietà sociale, dice il vero quando nega che l’esodo sia essenzialmente economico: la Romania non è più così povera, sono xenofobia e razzismo a colpire oggi i Rom". Pare che questo aspetto interessi ai media. Ma invece sembrano stare al cuore del problema più di ogni altra questione. Più dell'alternativa (tolleranza/intolleranza). Piuttosto, concludeva la Spinelli, è necessario "discutere di queste cose con Bucarest e altri governi dell’Est è urgente. Un patto è stato infatti rotto, che pure era assai chiaro. Ai tempi dei negoziati d’adesione, i candidati si erano impegnati a rispettare i criteri di Copenhagen, che non riguardano solo l’economia ma le «istituzioni capaci di garantire democrazia, primato del diritto, diritti dell’uomo, rispetto delle minoranze e loro protezione». Per riuscire in simili operazioni bisogna abbandonare l’utopia, privilegiando fatti ed esperienze. Ambedue confermano che l’integrazione resta indispensabile, che chiuder le porte non basta, che è necessario far luce sui pericoli che corre non solo la sicurezza ma la democrazia."
Scritto da margherit — 13 dicembre 2008 alle 20:24
"tutti sono figli di DIO solo se cambia il colore della pelle non possono cambiare idiritti"
Scritto da anonimo — 11 febbraio 2009 alle 21:06
cansinos!!!
Scritto da anonino n.2 — 21 marzo 2009 alle 15:30
ganzo
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