Il pirata della strada, via Nomentana, gli incroci e le traiettorie delle vite umane

di Federico Pace — 26 maggio 2008 — 1 commenti

Un incrocio non è solo due strade che si intersecano. E’ anche una soglia. Un nodo d’angoli. Un dedalo di vetture. Un carambolare di destini. Uno spazio dove le regole da rispettare, se si vuole essere abitanti di questo spazio urbano, sono sancite dall’accendersi e spegnersi di luci colorate. Ogni città ne è piena. Da uno di questi, l’incrocio tra via Nomentana e viale Regina Margherita, due giovani fidanzati passavano, in una di queste sere di primavera, a bordo di un motorino. La sera, la brezza, le attese e le speranze. Le traiettorie umane di Flaminia e Alessio hanno avuta la sventura di andare ad incrociarsi con quelle di un'altra coppia che a bordo di una Mercedes passavano a folle velocità nonostante il semaforo segnasse “rosso”. I due ragazzi sul motorino sembra stessero per andare a raggiungere gli amici a San Lorenzo. Non hanno avuto più modo di farlo. Chi era alla guida della Mercedes, senza patente, dopo averli colpiti, non si è fermato per prestare soccorso. Forse perché non sa che la vita di ciascuno è la cosa più preziosa. Forse perché non ha rispetto per le regole del vivere civile.

C’è sempre un istante in cui si decide il nostro destino. E quasi a nessuno è dato di sapere qual il momento in cui si supera quella soglia da cui non è possibile più tornare indietro. A questo incrocio ci sono già i fiori vicini ad un semaforo. Ci sono i giovani amici che vengono a rendere un omaggio. C’è chi si emoziona. Chi non capisce. Molti sono quelli che passano e gettano uno sguardo ai fiori e paiono impietrirsi. Qualcuno fa avanti e indietro. Qualcun altro, mentre attraversa con il verde sulle strisce pedonali, cerca con lo sguardo gli occhi dell’autista della vettura per avere la conferma che lo farà passare. Al verde le macchine riprendono ad andare lungo la via Nomentana. Qualcuna va lenta, quasi tutte veloci o velocissime nonostante il limite sia di 30 chilometri orari. Anche i motorini corrono sulla corsia centrale. Anche se non potrebbero. Qualcuno dice che ci vorrebbe la pena di morte per chi compie un atto di questo tipo. Un signore risponde che non servirebbe a nulla. Dice che si deve ripartire da un senso di civiltà, dal rispetto delle regole e degli altri. Il tram percorre viale Regina Margherita e taglia l’arteria che prende avvio da Porta Pia. Una donna un po’ soprappeso cerca di accelerare il passo per raggiungerlo alla fermata. Qualche destino si sfiora e non si tocca.

Se in questo incrocio si trova un angolo dove abbassarsi un poco verso terra, e quasi ci si sdraia sull’asfalto, pare di capire meglio come ciascun uomo non possa nulla contro una vettura irresponsabilmente lanciata a grande velocità. Dal basso, lì dove un marciapiede pare una parete scoscesa e il naso si ritrova contro la cicca di una sigaretta, si direbbe quasi, che le cose siano più chiare. Assumano sembianze più realistiche. Così si resta un po’ a vedere da quella lillipuziana posizione. Si vedono le vetture venire avanti e diventare gigantesche pian piano che ci si avvicinano. Fino a quasi inghiottirci. Poi dopo un po’ ci si rialza. Si torna a rivedere le cose dall’alto e mentre si va verso casa, rimane in mente l’immagine di quel che si è visto. Mentre si va verso casa, è impossibile non provare un brivido freddo lungo la schiena. Per quei due ragazzi che d’un tratto, in un solo istante, ad un incrocio si sono ritrovati ad affrontare, da soli, un urto improvviso. Un urto che li ha gettati in terra e dalle mani gli ha fatto scivolare, per sempre, la loro preziosa vita.

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Commenti

  1. Scritto da giggia30 maggio 2008 alle 15:11

    il tuo articolo è bellissimo.
    è stato scritto tanto sui gionali e tante voci si sono sentite. voci affannate, voci addolorate, voci che declamavano soluzioni ed invocavano giustizie...."cronaca nera"...

    sul vostro sito si leggono le storie e la storia degli uomini. voci che arrivano anche al cuore.
    grazie

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