Il Perù tra San Basilio e Ponte Mammolo: Roma, l’integrazione e la sicurezza visti da chi vive in periferia

di Ysabel Parcco Quispe — 1 maggio 2008

Sono peruviana, da quasi 9 anni vivo a Roma, a San Basilio, vicino il carcere di Rebibbia, un quartiere periferico come tanti altri. Il problema principale sono i mezzi di trasporto che non arrivano mai in orario, a volte ritardano anche di un'ora. Mi lamento sempre anche se qualcuno potrebbe dirmi: “cerca di uscire un poco prima di casa”. Non ci riesco. Il traffico rallentato di tutte le mattine sulla via Tiburtina non è niente paragonato alla situazione di una mia amica che con le sue tre figlie, deve prendere il 451, Palmiro Togliatti-Casilina direzione ponte Mammolo o direzione Subaugusta, e che deve lasciare passare due o tre mezzi perché strapieni. Oltretutto deve stare sempre attenta perché insieme a tutte le persone che vanno a lavorare o a studiare ci sono dei ladri, tutti immigrati come me, che vivono fuori Roma perché in questo modo riescono a pagare affitti più economici.

Ho sempre sentito dire che San Basilio è un quartiere pericoloso, grazie a Dio a me e a mio fratello non è mai successo niente di brutto. A Ponte Mammolo, sulle sponde dell'Aniene, ci stava un insediamento rom, adesso non ce n'è più, ma anche allora non siamo mai stati aggrediti. Viviamo tranquilli, anche perché nel nostro paese abbiamo convissuto, sopratutto negli ultimi tempi, con il timore di essere aggrediti. Questo timore che adesso hanno tutti: italiani e non italiani. Siamo in tanti, lo so, mi sento toccata ogni volta che si parla di noi in toni di disprezzo, come se noi fossimo la causa di tutti i mali di questo paese. Non è cosi. L'Italia è malata da tanto tempo: l’economia che non va, i politici corrotti che non vengono mai puniti, i prezzi che salgono, i poveri che aumentano, mi sembra di rivivere la stessa storia di qualsiasi paese sudamericano. Noi riusciamo a mettere il soldi da parte solo perché dividiamo la casa con degli amici, cosa che non viene vista bene.  

Chiunque potrebbe chiedermi: “Come mai allora non ritorni nel tuo paese?” Già, perché non ritorniamo nel nostro paese? Alcuni perché hanno figli nati qui, altri ci hanno provato, ma dopo poco sono dovuti ritornare perché da noi si guadagna solo per sopravvivere. Inoltre, il livello di vita, tecnologicamente parlando, una volta che si è vissuti qui, risulterà sempre migliore paragonato a quello del nostro paese. Senza contare che a Roma si può uscire la sera, senza tanta paura, cosa che da molto tempo nelle nostre città non si può fare. Quindi continuiamo a restare qui, tentando di integrarci nella vostra società.

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