Il caso Rom, l'immigrazione clandestina, la sicurezza e gli incendi lontani
Progettare per chi va in tram è il titolo di un libro uscito qualche anno fa. La tesi del suo autore, Carlo Melograni, a lungo professore di progettazione architettonica presso l’università di Roma Tre, è quella che l’architetto debba scegliersi chi è in condizioni economiche meno buone come primo destinatario del suo lavoro. Perché solo chi è abbastanza ricco per abitare in centro può permettersi di vivere in una città disordinata. Non occorre nemmeno arrivare alle famigerate periferie, per rendersene conto. Più che fotografarli con una digitale verrebbe voglia di riprenderli con una telecamera termica questi palazzi. Una di quelle sensibili alle differenze di calore. E da lì espandere questa particolare radiografia a tutti gli altri. Fa sempre un certo effetto quel dato che dice che la maggior parte delle violenze si consumano all’interno delle mura domestiche. E ora anche nei call center, a quanto pare.
Sono seduto già da un quarto d’ora e per adesso non ne ho visto ancora uno. Mi riferisco ai rom, naturalmente. E’ questo il tema che occupa il primo posto nell’agenda politica. Fino a poco tempo, non era raro imbattersi in qualche giovane rom che nel tentativo di impietosire ulteriormente si appellava alla sua condizione di profugo bosniaco. Erano tempi in cui questo appello non solo non non era avvertito in maniera ostile ma in qualche caso addirittura come un modo per costringersi a porre l’attenzione sulla guerra che da quelle parti era in corso. Porre l’attenzione, proprio così. Perché per tutti gli anni Novanta non si può dire che quel conflitto, nel cuore dell’Europa, ci abbia fatto riflettere più di tanto. Nella stragande maggioranza dei casi è stato come assistere a un incendio da lontano senza arrivare a capire granché anche a causa dei media che contribuivano a creare l’idea che si trattava di qualcosa di indecifrabile.
L’attenzione del resto non è cambiata neppure quando un movimento politico, come la Lega, nel suo nascere e radicarsi nelle regioni del Nord, ha cominciato a ispirarsi agli stessi valori alla base dei vari nazionalismi entrati in rotta di collisione proprio dall’altra parte dell’Adriatico: identità, purezza, sicurezza. E’ cosi che a mano a mano che il clima di incertezza e di angoscia si è diffuso nel resto dell’Italia questi valori sono trasmigrati dal Nord, trovando terreno fertile in quella lieve disposizione d’animo xenofoba, sempre latente in qualsiasi popolo, fino a diventare senso comune. Forse a distanza di anni dalla fine della guerra nei Balcani, che ha causato morti e creato gravi lacerazioni, c’è abbastanza materiale su cui riflettere. A patto che ci si rimetta in attesa alla fermata del tram.
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