Dalla teca dell'Ara Pacis alla chiesa di Tor Tre Teste, tra i denigratori di Meier e i suoi estimatori

di Antonio Carbone — 5 maggio 2008 — 9 commenti

«I denigratori di Meier, soprattutto quelli di destra, farebbero bene a fare un salto a Como per vedere la Casa del Fascio di Terragni» mi dice un giovane architetto al quale ho provato a chiedere lumi a proposito della recente polemica sulla teca dell’Ara Pacis. Come se non bastasse il suo amico rincara la dose e mi spiega che servirebbe l’autorevolezza di uno come Bruno Zevi per metterli a tacere. «L’autore di Linguaggio moderno dell’architettura» aggiunge, giusto se non mi fosse chiara l’antifona. «E allora come si spiega tutta questa polemica?» chiedo ancora, rischiando di passare per tondo. «E’ la crociata per un ritorno al classico. Anche se, a onor del vero, alcune cose vanno dette.» «E cioè?» «Sono anni ormai che è in atto in tutto il mondo una riduzione dell'architettura a oggetto di design.»

 Sono venuto fin qui, a Tor Tre Teste, per vedere da vicino l’altra opera di Mier presente a Roma in modo farmi una idea un po’ più chiara su di lui. Non credevo affatto che oltre a essere frequentata dagli abitanti del quartiere, questa chiesa fosse anche una meta preferita dai turisti. Non appena mollo i due, quelli che intravedono un filo rosso razionalista da Terragni a Meier per intenderci, mi imbatto in una altra coppia di giovani architetti. Lui è seduto su un muretto e sta schizzando a matita su un taccuino la chiesa. Preferisco non disturbarlo e allora provo a scambiare quattro chiacchiere con lei. E’ libanese, di Beirut. Vive da diversi anni a Milano dove si occupa di architettura di interni. Appare stupita da tanto clamore a proposito delle intenzioni del nuovo Sindaco di Roma e liquida la questione in modo semplice: «è chi ci abita o chi la frequenta a sancire il valore di un’opera.» Stando a questo criterio allora la teca di Meier non dovrebbe temere ripercussioni, considerato che anche lì non scarseggiano i visitatori.              

Faccio un ulteriore giro intorno alla chiesa. Mi dispiace solo per l’ora. In effetti non è il momento migliore: sono le quattro del pomeriggio e la chiesa è esposta a Est. Sarà per questo che istintivamente mi sento di guardare di fronte piuttosto che verso il sagrato. E così che scopro la fuga di questi palazzi che la chiudono come due quinte teatrali. Come deve essere la mattina affacciarsi alla finestra dell’ottavo piano di uno dei due? Parlo con un tipo che sta riparando il cancello. E’ un frequentatore della parrocchia. Mi fa capire che in un modo, chi in un altro qui tutti si danno da fare come possono. «Perché qualche problemino, sinceramente, non manca» e allunga la testa indicandomi l’involucro a guscio d’uovo. «No, non mi dica che ci sono delle perdite?» Gli chiedo incredulo e lui si limita ad annuire quasi come se gli costasse ammetterlo.         

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Commenti

  1. Scritto da RomaCogitans 5 maggio 2008 alle 10:17

    No, mi dispiace, stavolta non ci siamo proprio. Poi ci mancava che alla lotta ideologica destra-sinistra e architetti-cittadini si aggiungesse quella religiosa, di chi manipola la critica alla mostruosa teca per trasformarla in antisemitismo.

    Eh sì, a chi interessasse, qualcuno di sinistra in giro vuole farci sapere a tutti i costi di che religione è l'architetto americano, come se contasse qualcosa nel giudizio sul suo lavoro, mentre la realizzazione della chiesa per il giubileo sta a testimoniare chiaramente quanto insignificante sia quel fattore.

    Il tempio di Tor Tre Teste ha un suo perché, sia in sé (esteticamente non è malvagio, anzi), sia nel contesto (la periferia romana, che così viene valorizzata). La teca no, perché è sproporzionatamente grande per le sue funzioni, è in sé esteticamente poco gradevole, ma è soprattutto nel contesto dove è stata inserita che fa veramente schifo, non solo perché cozza con le architetture romane e barocche dell'area, ma soprattutto perché ha fragorosamente deturpato un equilibrio di simmetrie, distruggendo armoniosi spazi e occultando "fughe visive".

    Per favore, quindi, non mescoliamo le cose: Meier potrà essere pure il miglior architetto vivente (non lo credo), ma la Teca gli è venuta male, e lì dove sta non fa che peggiorare la situazione...

  2. Scritto da DegradoEsquilino 5 maggio 2008 alle 12:00

    Coooome no! Un'amministrazione chiama un architetto a realizzare un edificio, se gli viene bene lo tiene, se gli viene male lo distrugge. Ma questo accade in quale universo? In quale galassia? Facciamo il tentativo di fare i seri oppure no?

  3. Scritto da alberto 5 maggio 2008 alle 16:34

    Oltre alla teca dell’Ara Pacis, Rutelli deve essere ricordato anche per gli "abbellimenti" di piazze, es. piazza degli eroi dove ha nascosto una fontana con delle palme ecc. magari potessimo porre limiti allo scempio di Roma fatto dal duo RU-VE come dal servizio di report di ieri 4-mag-08

  4. Scritto da francesco 5 maggio 2008 alle 16:41

    la teca è oggettivamente brutta. ma ormai c'è. toglierla è buttare tanti soldi e rifarla anche di più. secondo me non va toccata. i soldi buttati sono già stati tanti, io avrei restaurato la Teca del Morpurgo..e con la differenza fatto case popolari, magari come quelle della Garbatella..spero che questo nuovo sindaco (che ho votato) faccia cosi

  5. Scritto da Meier. 5 maggio 2008 alle 20:51

    Se non capite nulla di architettura, evitate di commentare, prego.

  6. Scritto da claudio levi 6 maggio 2008 alle 08:10

    caro meier qui non si tratta solo di architettura. se è vero che Alemanno ha detto che intende togliere la teca di Meier, visto che i media esasperano spesso cose dette di sfuggita, mi chiedo se non sia perché anche lui sa dentro di sé che non sarà in grado affatto di risolvere il problema della sicurezza e dell'integrazione di una città moderna. D'altronde non sono gli stessi problemi irrisolti di tutte le città moderne? D'altronde non si tratta forse di situazioni,, che dureranno a lungo, tipiche di società in un'epoca di passaggio? O davvero pensate che si tratti di cosette da poco che un tipo come Alemanno può risolvere in qualche anno? Dietro la eventuale decisione della rimozione della teca di Meier, temo che ci sia il fatto che anche lui sa che non gli riuscirà affatto tutto quello che durante i giorni precendenti ha promesso di poter risolvere con tanta semplicità. E per questo, invece di impegnarsi davvero a portare un contributo (anche modesto) nella risoluzione dei problemi della circolazione, del traffico, dell'inquinamento, della povertà e della paura, va a cercare "puri" simboli come il festival del cinema o la teca di meier...

  7. Scritto da Fabio 6 maggio 2008 alle 08:35

    Ma con tutti i problemi di Roma... (sanità, trasporti, delinquenza) devono pensare a buttare i soldi per demolire un edificio appena costruito...
    Mi sembra solo una ripicca nei confronti della vecchia giunta...

  8. Scritto da Paolo13 maggio 2008 alle 11:18

    A me la teca di Meier non piace. Non piace perché quel Luogo, tra il Tevere, l'Augusteo e l'Ara Pacis avrebbe DOVUTO vivere di altre suggestioni che l'elegante, ma fredda, teca bianca non ha.
    Non piace perché la luce filtrata dai frangisole "riga" l'Ara che, in quanto altare, avrebbe necessitato di una luce "divina", non di quella che potrebbe illuminare gli interni della Rinascente...
    Detto questo non è nemmeno il peggior scempio fatto a Roma: basti pensare agli ascensori di vetro al Vittoriano o all'Auditorium di Renzo Piano sopra i resti della villa romana, il Maxxi di Zaha Hadid, il Macro di Odile Decq, per capire come bisogni ripensare al più presto l'assegnazione degli incarichi di progettazione!
    Basta rovinare Roma con questi mostri solo per avere la firma su un nuovo oggetto di design terribilmente vuoto in quanto privo di contenuto.
    Basta.

  9. Scritto da venya28 ottobre 2008 alle 13:19

    sono con Fabio.....

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