Ritorno a Roma: da Oradea alla stazione Nuovo Salario
Alla stazione Nuovo Salario tutti si spingono arrabbiati per salire sul trenino eternamente in ritardo. Guardo distaccata tutto questo movimento che mi gira intorno e lo sopporto assaporando già il cappuccino che non bevo da una settimana. Cosi mi faccio portare indietro dai miei pensieri fino ad Oradea, la mia città natale, che ho lasciato solo ieri. Oradea - in italiano Gran Varadino - è una città della Romania. Capoluogo del distretto di Bihor nella regione storica della Transilvania. Situata ai piedi dei monti Apuseni, alla stessa distanza tra Vienna, Praga e Bucarest. E’ un punto obbligatorio di passaggio in Europa Centrale per chi da nord va verso l’oriente del nostro continente. D’inverso, per chi viene da est, Oradea si presenta come la porta principale d'ingresso verso l'occidente.
Ogni volta che ci torno la vedo cambiata: ovunque hanno aperto nuove banche straniere. Nuovi negozi, nuove concessionarie di automobili. Bar all’aperto pieni di gente, anche se fa ancora freddo. Parlano e fanno progetti, vecchi per l’occidente ma nuovi per noi. Grandi cartelloni pubblicitari rivestono palazzi interi, un insieme di colori come quadri o mosaici. Si costruiscono nuove chiese, una più grande dell’altra, come se ci fosse una gara fra religioni, e tutte con la bandiera blu-giallo-rossa sul campanile, forse per far capire che siamo nazionalisti.
La giornata scorre fra gente frenetica piena di sogni, desideri e speranze. Poi mi fermo di botto, colpita allo stomaco da un enorme manifesto rosso che invita a partecipare ad un convegno sull’Holodomor, il genocidio che le armate di Stalin perpetrarono nei primi anni Trenta in Ucraina. Più di 3 milioni di morti: vecchi, donne, bambini. Sono entrata: silenzio. Immagini terribili. Amaro in bocca. Mi sono chiesta perché di queste cose non se ne parla in Italia, perché c’è una sorta di omertà sugli orrori dei comunisti. Una voce mi urla nelle orecchie: «Il treno per Termini è in arrivo al binario 2». Mi risveglio. Sono alla Stazione Ostiense. Scendo. Finalmente mi prendo un cappuccino come si deve e me ne vado lentamente a lavoro con Oradea ancora negli occhiQuesto articolo è archiviato nelle categorie Salario, Periferia, Romania, Occidente, Comunismo, Stazione nuovo salario, Stazione ostiense, Roma termini, Romeni transilvania e Da lontano. Puoi lasciare un commento e seguire i commenti a questo articolo sottoscrivendo il Feed RSS.


















Commenti
Scritto da Bisco — 7 aprile 2008 alle 11:47
Interessante servizio (scritto) e divertente non-filmato audio.
Scritto da Flavio — 8 aprile 2008 alle 09:59
Meraviglioso! Grandi Aurelia e Antonio.
Scritto da mirco garbo — 18 aprile 2008 alle 18:04
ci sono stato e mi piace anche,mi piacerebe tornarci
Scritto da maurizio d'andrea... — 31 marzo 2009 alle 11:05
perche hai filmato mio zio romano ??? ^_^
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