La costruzione di un parcheggio, l'eleganza, lo stile e la scomparsa della terrazza del Pincio
Sono arrivato a Piazza del Popolo dal Lungotevere. Sono poi salito verso il Pincio seguendo viale Gabriele D’Annunzio. E’ una specie di serpentina che rende meno ardua la salita. Ma il caldo si sente lo stesso. C’è un cielo bianco e un’umidità insistente. Ai bordi della strada le vetture paiono parcheggiate da un tempo infinito. Ci sono i lecchi scuri, le torrette dei parcometri e alcune piccole palme. Poi la Salita del Pincio. Giovani e meno giovani compiono lo stesso tratto. Mi aspetto di raggiungere la terrazza ampia e distesa in pochi attimi. Nel suo Diario Italiano, Herman Melville quando passò da Roma scrisse della “bella vista di San Pietro” dalla terrazza del Pincio e dell’”eleganza e lo stile” dei giardini e delle statue.
Arrivato in cima mi accorgo che la terrazza non c’è più. Così come è sparita la giostra insieme al dondolare elettrico dei cavallucci. Al posto del grande slargo, ora c’è uno spazio molto più ristretto. Sui parapetti stanno stipati i fidanzatini e i turisti. Al di là si vedono le cupole delle chiese e le tegole rosse delle case. Tutto intorno, alle spalle, si ergono le barriere verdi che definiscono i confini del parcheggio interrato che sorgerà proprio qui. Questo recinto verde rimarrà qui fino al marzo del 2010 quando le prime vetture andranno a ficcarsi sotto questa terra. Il Comune pensa che abbia un senso costruire un parcheggio proprio ora che le capitali di tutto il mondo perlustrano idee per chiudere il passo alle vetture dai centri storici.
Se si sbircia dalle grate che sono state lasciate aperte o se si sale sul tronco di un albero, si intravedono le alte palme, i resti archeologici e due uccelli che becchettano tra gli scavi. Se si infila lo sguardo tra le grate, così come fanno i turisti stupiti dall’innalzamento di questo recinto verde, si vedono le ruspe gialle che stanno ferme con i loro denti contro la terra. Si sono fermate solo per un attimo. Riprenderanno tra poco a masticare il loro pasto. Senza eleganza e stile.
- Federico Pace è autore del libro Senza volo (Einaudi)
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Commenti
Scritto da RomaCogitans — 3 aprile 2008 alle 10:40
Mi sono commosso a leggere questo articolo... che pena vedere la mia città distrutta senza pietà... quello che non fecero barbari e Barberini, distrussero politici ed affaristi vari. Questi malfattori bisognerebbe mandarli in Sudan a coltivare riso... e che si cibino solo ci ciò che riescono a tirar fuori da un deserto...
Vi odio tutti per quello che avete fatto alla mia città, e vi ammazzerei con le mie mani...
Scritto da Lucia — 3 aprile 2008 alle 15:46
Sinceramente, pur condividendo la tua commozione, mi semba un tantino eccessiva la tua reazione! E che vuoi dire con: "bisognerebbe mandarli in Sudan a coltivare riso?"
Se un tantino razzista per caso?
Scritto da Saida501 — 3 aprile 2008 alle 22:54
Condivido anche io la commozione di RomaCogitans.
Ma Lucia, anche tu vai 'n attimino agli estremi eh? datte 'na calmata. Prova a capire il "contesto" e la metafora...
che fai come l'americani?
Scritto da RomaCogitans — 4 aprile 2008 alle 16:11
Lucia... razzista nei confronti di che, del riso?
Fammi il piacere di spiegarmi quali contorti pensieri albergano la tua mente... Su quali basi puoi inventarti di trovare tracce di razzismo nella mia frase?
Ora mi dirai che sono maschilista e misogino perché mi sento profondamente offeso dalla tua infelice uscita?
Scritto da Saida501 — 4 aprile 2008 alle 23:22
Redazione, grazie per questa magazine. Vivo negli Usa da 12 anni e nella mia modesta opinione trovo il vostro approccio nel narrare le avventure di questa citta' affascinanti seppure informali, e soprattutto non pretenziose. Leggo avidamente e regolarmente la versione italiana over morning coffee.
Roma e' cambiata cosi' tanto....!! S
Scritto da Redazione — 5 aprile 2008 alle 12:39
Per Saida501: non potevamo ricevere complimento migliore. Uno stimolo in più a proseguire e a migliorare ancora. Stiamo scoprendo che sta crescendo, pian piano, il numero dei nostri lettori da ogni parte del mondo. Ci fa molto piacere che tu sia tra loro. Tra noi. Un abbraccio dall'al di qua dell'Oceano.
Scritto da v.s.s.'86 — 5 aprile 2008 alle 14:53
QUOUSQUE TANDEM ABUTERIS CATILINA PATIENTIA NOSTRA?!?
Sarebbe ora che ROMA ritornasse ai ROMANI, quelli VERI, che a ROMA ci sono nati e cresciuti e che ci vivono, conoscendone i veri problemi e le vere bellezze: sono andata migliaia di volte al pincio e, nonostante il servizio pubblico sia quello che tutti conosciamo, ci sono sempre andata con la metro
Perchè invece di fare un parcheggio dentro al cuore di uno dei posti piu belli della città, non cercano di migliorare il servizio della metro A e, ad esempio, di prolungarlo oltre le 22???
Dopo aver permesso di costruire quell'obrobrio attorno all'ara pacis, dopo aver lasciato cantieri sospesi nelle vie principali e non di Roma, adesso dobbiamo subirci pure quest'altro sopruso da gente che di romano non ha nulla?!?nemmeno l'accento!
(Veronica'86)
Scritto da Mois — 6 ottobre 2008 alle 15:24
Park si park no? Prima dimmi chi l'ha proposto...
Certo che si, basta unirlo al divieto di accesso al centro per i non residenti (che mi sembra sia la direzione verso cui si muove qualsiasi città moderna).
Vantaggi? Niente macchine sui marciapiedi.
Svantaggi? Poi di cosa chiacchiera la gente?
Romani come il resto degli italiani: un popolo di simpaticissimi buffoni.
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